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Capitolo 4 – Storia della Chiesa Cattolica

LA CHIESA CATTOLICA – FONDAZIONE

La Chiesa Cattolica fu fondata nel 742 dai fratelli Pipino il Breve, Carlomanno e Winfred – figli di Carlo Martello – al Primo Concilio Ecumenico tenuto a Saint Denis, nella città di Parigi.

La formazione della Chiesa Cattolica ad opera dei profondamente religiosi Cavalieri Pipinidi – difensori tradizionali dei Re “Sangreal” Merovingi – fu inizialmente operata come risposta diretta alla scomunica della famiglia ad opera dell’Imperatore Cristiano Leone III nel 730, avvenuta in seguito al rifiuto di Carlo Martello stesso di abbandonare il regno Merovingio e divenire il Capo dello staff militare di Leone III nella difesa del Sacro Romano Impero Cristiano.

All’epoca di Carlo Martello, l’intera Civiltà Occidentale (incluso l’Impero Bizantino) era stata salvata da lui in quanto “Cavaliere dei Cavalieri” nella Battaglia di Tours del 732 avanti Cristo.

In termini pratici, l’editto di scomunica aveva un effetto limitato nel ridurre il potere di Carlo Martello. Egli rimase il leader dell’armata più professionale del tempo e non fu mai sconfitto in battaglia. Ma in termini personali, danneggiò profondamente una famiglia dotata del più profondo senso dell’onore. Legalmente, in seguito a tale decreto, Carlo Martello, in quanto soggetto a scomunica cristiana, non avrebbe potuto essere incoronato come Re Cristiano. Lo stesso discorso valeva per uno qualsiasi dei membri della sua famiglia, a meno che una forza pari o più grande rispetto a quella di Costantinopoli si manifestasse per neutralizzare l’effetto della scomunica stessa.

Nei tempi che seguirono la scomunica di Carlo Martello ad opera dell’Imperatore Leone III, nel 730, fu il Venerabile Beda, il Tutore Ufficiale dei Pipinidi, lo strumento essenziale per portare avanti l’idea di Carlo: quella di creare il più grande scriptorium sul continente europeo degli ultimi cinquecento anni, da collocare nell’Abbazia di Saint Denis nei pressi del Palazzo Gotico dei Pipinidi. Nel 731, quindi, lo stesso Beda fu nominato primo Abate di Saint Denis, una carica che andava ad aggiungersi ai suoi compiti di tutore.

La sede del potere della famiglia dei Pipinidi era il Palazzo di Saint Denis, a circa otto chilometri dal centro di Parigi – un palazzo magnifico e la prima costruzione Gotica della Storia. Il sito fu successivamente riconosciuto come sede della tomba di Saint Denis (“Dionysus”). Questo fuorviante mito storico non è in realtà più recente del XIV secolo. Non è poi neanche rispondente a verità il fatto che rappresentasse il sito in cui erano collocate le tombe Reali dei Merovingi prima dell’VIII Secolo – la maggior parte di queste, infatti, furono spostate lì solo dopo che il palazzo Reale Carolingio fu massicciamente rinnovato per divenire la prima Cattedrale della Chiesa Cattolica a partire dal 742 dopo Cristo.

Il primo compito che Carlo Martello affidò al Venerabile Beda fu comunque quello di organizzare, in collaborazione con gli studiosi raccoltisi intorno a lui, una nuova lingua “comune” per il Regno Franco. Questa lingua sarebbe stata chiamata Anglaise o “Inglese” e mirava a liberarsi delle pastoie dei Sacri Romani Imperatori di Costantinopoli e dal loro Latino e Greco. In secondo luogo, Carlo voleva che il suo popolo potesse ascoltare le parole della Bibbia Cristiana nella nuova lingua comune.

LE GRANDI CONTRAFFAZIONI CHE FONDARONO LA CHIESA CATTOLICA

Alla morte del padre, Carlomanno, Winfred e Pipino rimasero fedeli all’onore dimostrato dai loro antenati e lavorarono insieme principalmente per liberare l’Impero Franco prima dalle ribellioni e più tardi per espandere il proprio territorio e la propria influenza. Immediatamente dopo la morte del padre, i fratelli furono subito messi alla prova dalle ribellioni di Hunoald di Aquitania nel 742, da quelle dei Sassoni ed anche da quella di Odilo di Baviera.

Carlomanno fu lo strumento essenziale, in qualità di nuovo capo della famiglia, nello scegliere di convertire l’intero palazzo in un tempio sacro al padre trasformandolo nel primo tempio in senso proprio della Chiesa Cattolica – poi divenuto nel tempo la prima vera e propria Cattedrale, con Carlomanno stesso riconosciuto come primo “santo” della Chiesa Cattolica.

Essendo venuto a conoscenza dell’avvenuto Sinodo e del nuovo nome per la scissionista “Chiesa Cattolica”, il Sacro Romano Imperatore Costantino V (741 – 775), figlio dell’Imperatore Leone III, rispose all’affronto definendo i Franchi “Iconodules” (in Greco, eikono-doulos significa “colui che serve/adora false immagini”). L’insulto ebbe probabilmente l’effetto opposto rispetto a quello desiderato, incoraggiando i figli di Carlo Martello a raddoppiare i propri sforzi. Tuttavia, l’etichetta ha avuto un perdurante effetto storico ed è servita come perfetta “icona” per rappresentare falsamente e nascondere la verità sulla formazione della nuova Chiesa Cattolica, trasformando tale evento in una specie di “piccolo scandalo”.

Nel 743, i fratelli permisero l’incoronazione di Childerico III (743 – 751) come Re dei Franchi, tramite l’amico di famiglia Daniele di Winchester, una misura ad interim, mentre loro stessi si impegnavano per la nascita e lo sviluppo della loro Chiesa Cattolica. In ogni caso, la mossa di nominare un Re “fantoccio” fu accettata solo da una parte dell’Impero ed Hunoald di Aquitania si alleò con i Baschi ribellandosi al potere centrale.

Già nel 745, la ribellione fu sedata, e Carlomanno e Pipino concentrarono la loro attenzione sui piani per rafforzare le ambizioni della Chiesa Cattolica nel divenire una forza superiore a quella di Costantinopoli, di conseguenza liberando sè stessi dal giogo della scomunica. Non più tardi del 746, il lavoro era già ben avviato, nella neonata Abbazia di Saint Denis, sia per quanto riguarda la stesura della Donazione di Costantino sia per la stesura della Vulgata, quest’ultima basata sugli scritti in Latino di Saint Jerome.

Con la storia mitica di San Pietro come primo Vicario di Roma in via di completamento e la Donazione di Costantino a reclamare il fatto che Costantino stesso aveva concesso la sua autorità spirituale come “fondatore della cristianità” ad un Vicario collocato nell’Antica Roma, tutto quello che restava da fare era invadere l’Italia, prendere Roma e stabilire una volta per tutte la carica di Vicarius Christi (Vicario di Cristo).

E’ certo che i Sacri Romani Imperatori di Costantinopoli avessero spie consapevoli dei piani dei fratelli, dato che esistono indicazioni storiche nelle quali viene riportato che l’Imperatore Costantino V rinforzò effettivamente il contingente collocato a Roma - alle spese delle truppe a difesa dell’Esarcato di Ravenna – per difendersi contro un eventuale attacco dei Franchi. Carlomanno partì infine per Roma nel 747, via mare, con un vasto contingente da utilizzare contro i Bizantini.

ZaccariaNel 751 Carlomanno sconfisse i nemici e prese Roma. Tuttavia, piuttosto che dichiarare Roma ed il territorio circostante come parte dell’Impero Franco, Carlomanno mise in atto il passo successivo del piano elaborato con i fratelli e rinunciò alla sua vita precedente, mutando il suo nome in Zaccaria – in onore dell’Alto Sacerdote del Tempio esiliato e padre di Giovanni il Battista – ed assunse per sè il titolo di Vicarius Christi (Vicario di Cristo).

Esibendo la Donazione di Costantino, Zaccaria emanò la prima “Bolla Papale” della storia scomunicando in pratica l’intera famiglia reale Bizantina, il Patriarca di Costantinopoli e tutti i suoi vescovi. Così, per la prima volta, dopo ventuno anni, i Pipinidi poterono finalmente liberarsi dell’infamante scomunica – dato che l’opera del Vicarius Christi Zaccaria (alias Carlomanno) neutralizzava dal punto di vista legale le pretese Bizantine affermando di conseguenza che, in realtà, la loro Chiesa non avesse alcuna autorità apostolica.

Ma prima che Pipino potesse essere incoronato “legittimo” Patriarca della cristianità della Chiesa Cattolica, i Bizantini scatenarono tutto ciò che era in loro potere per impedire che l’evento apparentemente inevitabile si verificasse, abbandonando intere parti del loro stesso Impero per raccogliere le forze utili a sconfiggere le armate dei Franchi. Pipino inoltre si trovò ad affrontare una serie di estese rivolte in tutto l’impero, fomentate dalle spie bizantine, mentre Carlomanno, il primo “Papa” di sempre della Chiesa Cattolica, era egli stesso sotto attacco grazie alle nuove forze fresche bizantine giunte presso Roma.

Con un’astuta mossa, nello stesso anno (751), Zaccaria nominò il fratello Winfred come suo emissario, mentre Pipino era impegnato nell’elaborazione di altre due contraffazioni – il Seggio di San Pietro, il documento noto sotto il nome di Lettera di San Pietro oltre all’elaborazione del concetto legato alla donazione volontaria o tassazione successivamente nota come “Denarii Sancti Petri” (Peter’s Pence).

Pipino convocò il Re “fantoccio” Childerico III ordinandogli di richiamare a sè i nobili per incontrarlo a Saint Denis, dove Childerico stesso avrebbe dovuto abdicare sotto l’occhio vigile delle truppe di Pipino. Winfred quindi esibì tanto il Seggio di San Pietro quanto la Lettera di San Pietro come “prove” dirette ai nobili e riguardanti la legittimità della posizione e della carica di Zaccaria a Roma, decretando di conseguenza l’annullamento della scomunica contro gli stessi Pipinidi. Fu così che Winfred incoronò suo fratello Pipino sul “Seggio di San Pietro” come Re dell’Impero Franco.

La loro gioia durò poco, tuttavia, dato che l’anno successivo (752), il Vicarius Christi Zaccaria (Carlomanno) e numerosi componenti della sua famiglia furono uccisi dalle truppe Bizantine successivamente al lancio di un attacco a sorpresa su Roma coronato da successo. Questo evento – nel 752 – più di qualunque altro cambiò per sempre l’atteggiamento ed il codice d’onore dei Pipinidi verso il dissenso, verso i nobili che gli si opponevano e verso le loro iniziali ambizioni riguardanti la Chiesa Cattolica e l’Impero.

Il figlio di Carlomanno (Papa Stefano I) riuscì tuttavia a fuggire da Roma ed a rientrare nell’Impero Franco, accolto da Pipino, che di lì a breve, organizzò una sfarzosa cerimonia in occasione della prima “incoronazione” della storia avvenuta nella Basilica di Saint Denis, in cui il “Papa” Stefano incoronò Re Pipino (suo zio) come patricius Romanorum (patrizio Romano).

Per rafforzare la pretesa dei Pipinidi e della loro emergente Chiesa Cattolica, ai maestri della contraffazione ospitati nell’Abbazia di Saint Denis fu commissionata la creazione di un vero capolavoro del settore, il Liber Pontificalis (“le vite dei Pontefici”) – con Stefano ormai ufficialmente riconosciuto come Pontefice o Papa (il primo nella storia) – che finiva con l’utilizzare addirittura l’antica carica pagana di Pontifex Maximus per rafforzare il suo ruolo di Capo della Chiesa Cattolica, ovvero di Vicarius Christi.

Genealogie e storie interamente fittizie furono mescolate con eventi storici realmente accaduti per mettere al mondo questo capolavoro della contraffazione – il Liber Pontificalis appunto – con lo scopo principale di creare una completa successione di “Papi” che potesse essere invocata a partire da San Pietro per giungere fino a “Papa Stefano”.

Sia Pipino che Stefano continuarono quindi ad impegnarsi nel creativo sviluppo della dottrina della Chiesa Cattolica a Saint Denis, fino a quando i Franchi furono pronti a lanciare il loro attacco via mare, verso Roma, nel 755. Quando tale spedizione partì, il contingente Bizantino venne ivi sbaragliato fino all’ultimo uomo. Pipino quindi scatenò le sue forze contro il Re Longobardo Astolfo senza mostrare alcuna pietà.

LA NASCITA DEGLI STATI DEL PAPA A SUPPORTO DELLA LEGITTIMITA’ DELLA ‘DONAZIONE DI COSTANTINO’ 

In meno di un anno, quella che veniva definita come l’ “invincibile armata Longobarda” fu letteralmente fatta a pezzi dall’esercito professionale Franco. A partire dal 756, Pipino aveva conquistato tutto il territorio originariamente parte dell’Esarcato Bizantino di Ravenna e sconfitto Re Astolfo. Il mito storico sostiene che Pipino permise ad Astolfo di vivere e che quest’ultimo perse “accidentalmente” la vita in un incidente di caccia di lì a breve. Invece non vi è alcun mistero su come selvaggiamente i Franchi agirono sui Longobardi. Non furono fatti prigionieri. Nessun accordo fu concluso con i nobili Longobardi per evitare future ribellioni.

A partire dal 756, dopo l’eliminazione delle possibili future minacce nella Penisola Italiana, Pipino avviò una delle imprese più temerarie ed uniche della storia – egli si assicurò che le terre precedentemente occupate dall’Esarcato Bizantino di Ravenna fossero concesse al Pontefice ed alla Chiesa Cattolica, ora denominata Chiesa Cattolica Romana per la prima volta nella storia.

Tale atto di Pipino ebbe due principali effetti per la sua emergente Chiesa Cattolica. In primo luogo, significò che una vasta quantità di terre e proprietà cadevano ora sotto il controllo del Papa in qualità di Monarca assoluto – un potere che non aveva precedenti nella storia per un Alto Sacerdote di qualunque religione. Anche il Patriarca Primate della Chiesa Cristiana a Costantinopoli, infatti, era sottoposto all’Imperatore – in riconoscimento di come la Cristianità stessa fu fondata per la prima volta dal Sacro Romano Imperatore Costantino.

Il secondo effetto della Donazione di Pipino fu che essa creò, in una maniera senza precedenti, la pretesa alla successione apostolica tramite la Donazione di Costantino, il Liber Pontificalis, Il Seggio di San Pietro ed il concetto del “Peter’s Pence” o Denarii Sancti Petri, oltre a tutte le altre contraffazioni create nell’Abbazia di Saint Denis nei dieci anni precedenti. Fu anche l’estrema vendetta nei confronti  degli autori della scomunica subita da suo padre (Carlo Martello), il vero oggetto della guerra sostenuta dai Pipinidi contro la Chiesa Cristiana, che fu conclusa con un tale successo che ora era la loro stessa chiesa appena creata a possedere ed a dominare sulle terre dei loro passati detrattori in un regime di assoluta monarchia.

Pipino lasciò una parte considerevole delle sue truppe in Italia a servizio di suo nipote Stefano, lanciando successivamente un violento attacco contro i Saraceni che occupavano parte della Gallia, scacciando quelli che erano “gli invincibili Mori” dalla regione ed integrando pienamente l’Aquitania nel suo regno.

I Vicari di Cristo ed i Primati Pipinidi della Chiesa Cattolica dominarono Roma fino all’846, quando la città, allora sotto il Primate Eugenio II, fu attaccata ed occupata dall’Armata Saracena (musulmana) di Maometto I Abul-Abbas ibn al-Aghlab Abi Affan (841 – 856), Emiro di Ifriqiya (Africa).

LA PERDITA DI ROMA, OCCUPATA DAI SARACENI (847 – 872)

A partire dall’847, i Saraceni dichiararono la maggior parte del Centro e del Sud d’Italia come nuovo “Emirato” – con un nome che è nel tempo andato perduto – con la sua capitale a Bari (sulla Costa Sud-orientale dell’Italia). Si narra che il nome dell’Emiro fosse Sawdan - il quale viene ricordato da alcune fonti come saggio e tollerante mentre da altre come uno spietato tiranno. Ciò che è invece chiaro – in relazione alla permanenza in vita ed alla progressiva acquisizione di status nel quadro del nuovo Emirato – è che i Conti di Tusculum e le altre famiglie nobili Longobarde stipularono una serie di trattati di pace con gli invasori musulmani.

A causa di ribellioni interne e di rivalità familiari, i Franchi non riuscirono ad organizzare un vero e proprio contrattacco fino all’867. In una delle più grandi falsificazioni di questo periodo, il Culto Romano afferma che in questa fase il più mortale nemico dei Franchi, l’Imperatore Cristiano Bizantino Basilio I, fosse sceso a patti in qualche maniera con il leader della Chiesa Cristiana Cattolica Luigi al fine di costituire una flotta in grado di riprendere Roma – presumibilmente per reclamare l’autenticità delle pretese della Chiesa Cattolica, nata appena da 125 anni a quel tempo.

Tuttavia, questa falsificazione dei fatti storici sfuma nel ridicolo se la si paragona alle revisioni fatte successivamente sul Liber Pontificalis da parte del Culto Romano in base al quale esistevano “Papi” Cattolici ancora al potere nel periodo in cui i musulmani controllavano Roma.

Data la tolleranza mostrata dai Musulmani nei confronti delle famiglie nobili pagane dell’Italia, invece, il periodo dell’occupazione musulmana di Roma (847 – 872) vide quasi certamente un ritorno al potere dei Conti di Tusculum nel loro ruolo di Alti Sacerdoti pagani – ovvero di Pontifex Maximus dell’altare pagano della Magna Mater, Regina dei Cieli. L’inclusione di famosi Alti Sacerdoti pagani nella lista dei Papi durante tale periodo è decisamente una prova in questo senso.

Quando Luigi attaccò infine i Saraceni nell’871, egli concentrò le sue forze direttamente sulla presa di Bari. Immediatamente dopo i primi successi, i principi Longobardi nominalmente cristiani cambiarono nuovamente fronte e proclamarono la loro lealtà alla Chiesa Cattolica.

Ma tramite un atto di puro tradimento, caratteristico degli antichi principi Longobardi, Radelchi I, principe di Benevento, dapprima dette il benvenuto a Luigi II come ospite, quindi lo prese in ostaggio – trattenendolo probabilmente per venderlo ai suoi padroni musulmani. Tuttavia all’arrivo dei rinforzi Saraceni, Radelchi I cambiò idea e costrinse Luigi II a promettergli solennemente che nè lui, nè i suoi discendenti prendessero la propria vendetta per quel tradimento, nè che entrassero in Benevento con un esercito – una promessa che i Franchi mantennero fino all’anno 1086.

Ritornato successivamente al suo esercito, Luigi scacciò i Saraceni e, a partire dall’Aprile dell’872, Roma tornò nuovamente nelle mani della Chiesa Cattolica. Nel Maggio dell’872, una volta che “Papa” Adriano II fu insediato, Luigi II fu nuovamente incoronato Sacro Cattolico Romano Imperatore a Roma.

LA NASCITA DEL CULTO ROMANO

Alla morte di Luigi II nell’876, egli lasciò un vuoto di potere notevole nell’ambito dell’Impero Franco. Lo stesso Papa Cattolico Adriano II non sopravvisse a lungo dopo che le contese nell’ambito degli Stati del Papa si manifestarono nuovamente.

Durante questo periodo, i numerosi principi Longobardi che avevano cercato di mantenere titoli e terre cambiando costantemente fronte tra Bizantini, Musulmani ed invasori Cattolici si decisero a combattere per reclamare definitivamente per sè il titolo di Re d’Italia e di Sacro Romano Imperatore.

Durante questo periodo non vi era assolutamente alcun Papa Cattolico a Roma dato che i Conti di Tusculum, in qualità di Alti Sacerdoti del Culto della Magna Mater (Cibele) avevano nuovamente ripreso il potere ed il controllo della città.

Il primo a rompere gli indugi tra i continuamente guerreggianti principi Longobardi fu Guido II di Spoleto. Tramite un atto molto astuto, nell’anno 891, Guido riuscì a convincere Formoso, l’Alto Sacerdote della Magna Mater di quel tempo (Pontifex Maximus) ed antenato della famiglia Colonna, a convertirsi, almeno in apparenza, e ad assumere la carica di Papa Cattolico, divenendo di conseguenza capace di coronare Re Cattolici ed addirittura Imperatori.

Se Formoso si sia o meno convertito al cristianesimo è questione di dibattito, quello che è certo è che nell’anno 892, in una sontuosa cerimonia tenuta a Roma, Guido fu incoronato Re d’Italia e Sacro Romano Cattolico Imperatore da “Papa” Formoso.

Nè il regno di Guido, nè quello di Formoso furono in realtà molto lunghi dato che almeno quest’ultimo venne assassinato da altri membri della sua ferocemente pagana famiglia di antichi sacerdoti, non più tardi dell’anno 896.

Il Vaticano ed i Conti di Tusculum ritornarono di conseguenza alle loro sanguinose abitudini pagane fino al momento in cui il Pontifex Maximus Gregorio VII (1045 – 1046) fu catturato e giustiziato dalle forze del Sacro Imperatore Cattolico Enrico III.

Il legittimo Papa Cattolico Clemente II fu così il primo Papa Cattolico a tornare a Roma dai tempi di Adriano II e restò in carica fino alla morte dell’Imperatore nel 1056.

Immediatamente dopo, nel 1057, “Papa” Gregorio VII (1057 – 1084) divenne il primo genuino Alto Sacerdote della Magna Mater Cibele (Pontifex Maximus) a convertirsi al Cattolicesimo, fondando le dottrine chiave di quello che sarebbe poi divenuto il Culto Romano – una parassitaria serie di eresie che hanno resistito fino ai nostri giorni per più di mille anni, e che si ponevano in assoluto contrasto tanto con i cardini del Cristianesimo nella sua forma originaria, tanto con quelli che erano i crismi della Chiesa Cattolica.

E’ infatti a Gregorio VII che si deve l’infusione dei rituali di sacrificio umano dedicati alla Dea Madre (“Magna Mater”) Cibele, che ora assumeva il nome in Maria, in una liturgia che pretendeva di essere “Cattolica”. Questo fu uno dei motivi che condussero all’invasione dell’Italia da parte di Enrico IV  ed all’esecuzione da parte di questi dello stesso Gregorio VII nel 1084. Il Culto Romano, tuttavia, sopravvisse tramite le linee di sangue Longobarde dei Principi di Benevento, i quali, attraverso le incredibili strategie e traversie di Urbano II (alias Pietro l’Eremita) riuscirono a raggruppare un esercito di dimensioni impensabili ed a conquistare Costantinopoli, sequestrando i testi storici e sacri contenuti nell’Archivio Imperiale di Costantinopoli.

Una volta che il Culto Romano ebbe in suo possesso i testi ed i resoconti storici concernenti la formazione della Cristianità, era solo una questione di tempo prima che qualcuno permettesse al Culto Romano di prendere in effetti il parassitico controllo completo della Cattolicità. Tale evento occorse infine nel Concordato di Worms del 1123, in cui un accordo ben delineato fu raggiunto tra il leader del Culto Romano Callisto II ed il Sacro Imperatore Cattolico Enrico V.

Dal Concordato in poi, ci sono stati numerosi periodi nella storia in cui il patto scellerato tra le famiglie nobili Cattoliche e le famiglie del Culto Romano è stato rotto - segnatamente in occasione del “Grande Scisma” verificatosi tra il 1378 ed il 1417.

In ogni caso, il Culto Romano – che raccoglie oggi solo poche migliaia di membri costituiti dai discendenti delle famiglie nobili legate agli antichi sacerdoti di Cibele – per la maggior parte del trascorso millennio, ha controllato il Papato della Chiesa Cattolica, la sua liturgia e la sua Straordinaria ricchezza. Un “pugno” di individui che oggi controlla gli interessi e la condotta di più di un miliardo di fedeli sul pianeta.

Seguono i Papi “legittimi” della Chiesa Cattolica (inclusi gli Antipapi Sassoni)

(fonte: “Evil Organizations: The Catholic Church” – Traduzione: Heimskringla)

… continua con il Capitolo 5…

Discussione

Un pensiero su “Capitolo 4 – Storia della Chiesa Cattolica

  1. Della falsa donazione Costantiniana, ne parla anche Lorenzo Valla nel Quattrocento ne “La falsa donazione di Costantino” con una premessa: “Discorso di Lorenzo Valla sulla Donazione di Costantino da falsari spacciata per vera e con menzogna sostenuta per vera”. D’altra parte un organo così teocratico ed egocratico come la Chiesa non poteva fare altrimenti.

    Pubblicato da Giuseppe Pantaleo | 7 luglio 2013, 14:50

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