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Michael Tsarion: Il Mondo Postumano – Parte 1

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Presentazione registrata a Melbourne, Australia, il 19 Novembre 2011 – Parte 1

Considerando il tema della violenza, perché sappiamo che le persone che hanno creato questo sistema sono incredibilmente violente, è sufficiente chiamare le cose col loro nome… ma il mio interesse e la mia attenzione sono focalizzati sulla violenza psichica in cui sono coinvolti, non tanto quella fisica. È la dittatura psichica nei confronti della coscienza, come ho già accennato. Non significa che dobbiamo perdere di vista le altre cause, è importante conoscere chi siano questi burattinai e i loro tentacoli, le metodologie che utilizzano. È importante sapere delle famiglie reali e gli aristocratici, è importante sapere dei sionisti e dei gesuiti e dei cripto-ebrei massonici, degli islamisti e degli altri ingredienti di questo cocktail. Questi sono gli agenti patogeni. Il medico, per giungere ad una diagnosi completa, deve considerare l’intero quadro clinico… ma bisogna analizzare il quadro a mente aperta e continuare ad esaminarne ogni aspetto girandogli intorno, assicurandosi di prendere le giuste distanze dal dipinto, in modo da avere una chiara visione d’insieme. E cercare nel frattempo le sfumature, le sottigliezze.

Ognuno di noi in questa sala sa che c’è qualcosa che non va, che occorre seguire un filo conduttore di qualche tipo (per capirci qualcosa). È come se questo fenomeno cospiratorio fosse qualcosa di alieno, qualcosa che viene tirato fuori da una cava e che inizia improvvisamente a vibrare in modo strano, come se potesse saltare in aria da un momento all’altro [risate del pubblico]… E occorre esplorarlo, ed è affascinante… ma non si può analizzarlo partendo da una visuale ristretta.

Fondamentalmente, Age of Manipulation è una serie che si occupa – e soprattutto questa presentazione – della domanda Dove stiamo andando? Saremo le stesse persone domani, l’anno prossimo o tra 10 anni? Saremo in effetti lo stesso tipo di creature che siamo adesso? Voglio dire, le forze che hanno lavorato per sviluppare questo sistema, lavorano al di fuori della nostra periferia, anche quando sembra che lavorino di fronte a noi, stanno lavorando sulla periferia, come fanno tutti i cospiratori intelligenti quando vogliono modificare l’habitat all’insaputa dell’animale. L’indottrinamento continua al di fuori della nostra visuale, così come di fronte a noi, anche in modo più evidente. La sostanza è che questi cambiamenti sottili vengono progettati a livello quantitativo. Da qui nasce la domanda: cosa c’è in serbo per il genere umano? Saremo le stesse persone che siamo ora da qui a dieci anni?

Steve Quayle, possiamo usare una sua citazione per introdurre la presentazione di oggi, che riguarda l’agenda del post-umano, l’agenda transumanista. Quayle afferma che “Uno spaventoso futuro attende l’umanità, un destino imminente incarnato da combinazioni mostruose e blasfeme di materiali genetici umani ed animali, di cyborg uomo-macchina, e di esseri non solo con maggiori capacità e durata di vita estesa, ma anche con una moralità riprogrammata e priva di compassione. Questo futuro è talmente aberrante da sfidare quasi l’immaginazione. Questi nuovi esseri, e i transumanisti in attesa del loro arrivo, non saranno benevoli. Tutt’altro, perché l’obiettivo di coloro che stanno creando tali esseri è quello di sostituire gli esseri umani, di generare una nuova razza post-umana. La parola postumano sembra abbastanza innocua, fino a quando ci si rende conto che post significa dopo” (Steve Quayle – Genetic Armageddon).

Ovviamente, tutto ciò è stato predetto da molti autori nel corso degli anni. Io stesso ho scritto che “Nel Mondo Postumano non sperimenteremo la nostra esistenza come qualcosa di reale. Siamo già oltre metà strada lungo il percorso verso questo stato di iper-realtà. Termina l’individualità: funzioniamo ma non esistiamo. La coscienza come lo conosciamo cessa di esistere. L’uomo cessa di essere consapevole dei suoi processi interiori, perché si è svuotato nell’Umwelt… Haha, pensavate di essere qui a divertirvi, eh? C’è una lezione di tedesco in arrivo per voi. Quella è la porta, scapperete di corsa. Oh, ma l’affronteremo tra poco per sbrigarcela, così sarà il più indolore possibile [risate del pubblico]… In ogni caso, “L’uomo esiste come uno Pseudo-Sé. Tutto ciò che fa, anche se appare nobile o spirituale – come andare da un terapeuta, un consulente, un istruttore, o partecipare a qualche setta o culto apparentemente progressista”, e non per come l’ha spiegata Adams – “viene fatto in veste di uno Pseudo-Sé, non di un Sé Imperativo”. Questo è il termine che uso per distinguere il Vero-Sé in contrasto con lo Pseudo-Sé. “Cure fasulle e sistemi onnirisolutivi di ogni varietà immaginabile, servono a decorare la vita vuota del Pseudo-Sé. Attività di questo tipo non hanno alcun effetto duraturo e rappresentano semplicemente delle vie di fuga che nascono dall’evitamento della sofferenza e l’ansia legittime”. Ma come, io pensavo che l’ansia e la paura fossero emozioni terribili e da evitare. Cosa vuoi dire Michael, legittima? La sofferenza, l’ansia legittima? Sì, “il tipo di ansia che accompagna la nascita, la vita e il cambiamento. Il problema è che nel mondo di domani UMANO 2.0 esiste, ma si è perduto…

Le conseguenze della morte dell’individualità devono essere contemplate seriamente. L’uomo che ha sacrificato la propria individualità non può sperare di accettare e rispettare l’individualità delle persone che incontra. Quando entrate nella sua vita, vi vede come una cosa piuttosto che una persona. Vede un fantasma, un’ombra o un manichino senza sentimenti. A causa del suo vuoto interiore, è incapace di trattare con gli uomini e le donne come esseri pensanti e sensibili. È perfettamente immune al sentimento, e ha una relazione puramente meccanicistica e funzionale con il mondo e gli esseri umani che lo circondano. Ogni uomo e donna in ascolto è in pericolo di diventare un tale essere, o di incontrarne uno”.

O anche di più. In questo villaggio globale, sapete, forse non voglio viverci con le persone… non mi preoccupano i villaggi globali, ma le persone che ci vivono, questo è il mio problema. Quando si parla di estinzione, 9 volte su 10 pensiamo alla flora e la fauna, non pensiamo mai che esistono altre cose che possono andare estinte. Possono andare estinti interi metodi di ragionare, livelli di capacità critica, di comprensione, di giudizio, di capacità creative. L’idea stessa che si possa anche scegliere. Un computer spento lo accendiamo noi, non può scegliere di accendersi da solo, infatti un computer non può scegliere di fare altro che quello per cui è programmato. Ma tutte quelle cose che vengono eliminate, culturalmente, dal punto di vista razziale, sono alla periferia, la metà di noi non sa nemmeno cosa sta accadendo. L’intero mondo sta cambiando, i bambini che crescono in questo mondo è come se si trovassero in un carcere. Un gulag, e non lo sanno nemmeno, perché sono… come possono esserne a conoscenza? Non sanno nemmeno cosa stanno perdendo.

Come ho già detto, predetto da molti, ma ci limiteremo a considerare un solo autore, Aldous Huxley, Brave New World Revisited. Scrive “Nel 1931, quando è stato scritto Brave New World, ero convinto che ci fosse ancora molto tempo. La società completamente organizzata, il sistema delle caste scientifiche, l’abolizione del libero arbitrio attraverso il condizionamento metodico, la servitù resa accettabile da dosi regolari di felicità chimicamente indotta…” Aha questa è bella, mi piace, concordo in pieno… la felicità chimicamente indotta… non vedo l’ora [risate del pubblico]… “Tutte cose che stavano effettivamente arrivando, ma non nella mia epoca” afferma “neanche in quella dei miei nipoti… Ventisette anni dopo, in questo terzo quarto del XX secolo… mi sento molto meno ottimista rispetto al tempo in cui avevo scritto Brave New World…”.

Ma se dite le stesse identiche cose al pubblico o ai vostri compagni, pensano che siete pazzi, va bene per Aldous Huxley, va bene per i signori al primo posto nei sondaggi lamentarsi e prevedere l’inferno che sta arrivando. Ma se lo dite voi, vi guardano e dicono “Chiamate i signori in camice bianco. Ma di cosa stai parlando?”.

Huxley scrive: “In Occidente, è vero, uomini e donne individuali ancora godono di un ampio margine di libertà. Ma anche in quei paesi in cui vive una tradizione di governo democratico, questa libertà, e anche il desiderio di tale libertà, sembrano essere in declino”… Il desiderio di libertà è in declino? … “Nel resto del mondo, la libertà degli individui è già scomparsa, o sta palesemente scomparendo. L’incubo dell’organizzazione totale è emerso dalla sicurezza di un futuro remoto e ora ci sta aspettando, proprio dietro l’angolo”.

I nomi sono importanti, non è così? Io li chiamo gli Adamisti, i Davidsoniani. Davids connota la parola divisori, divide et impera, ricordate ciò che abbiamo detto all’inizio, la guerra sulla coscienza? Come viene fatta? Bene, siamo già divisi, abbiamo l’emisfero sinistro, l’emisfero destro, Io ed Es, conscio e inconscio, siamo già esseri divisi in sé, gli rendiamo il lavoro facile. Ma questo atto di divisione, che sia di tipo imperialista, territoriale o psicologico, è semplicemente un ingrediente, ed è quello di cui tratteremo oggi, analizzeremo tutti gli ingredienti della tirannia. Ecco come si diventa immuni a ciò che stanno facendo, non li si combatte con le armi che ci stanno consegnando… occorre coltivare la propria conoscenza, capire esattamente come stanno lavorando, in modo tale che nulla di ciò che fanno possa avere più alcun effetto su di voi.

Ancora, dai loro stessi scritti, Dr. G. Brock Chisholm (psichiatra e co-fondatore della Federazione Mondiale della Salute Mentale), uno dei personaggi coinvolti in questa sciocchezza del globalismo, dice: “Per raggiungere un governo mondiale, è necessario rimuovere dalle menti degli uomini l’individualismo, la fedeltà alle tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i dogmi religiosi”.

Vernor Vinge (Università di San Diego, Professore di Scienze Informatiche, nel 1993), e noterete il tipo di linguaggio ambiguo utilizzato e anche il fatto che si tratta di un processo graduale… loro lo capiscono, sono Fabiani, capiscono che tutto questo non si verifica da un giorno all’altro. Vinge scrive “Siamo sull’orlo di un cambiamento paragonabile all’origine della vita umana sulla Terra… Entro 30 anni, disporremo dei mezzi tecnologici necessari per creare un’intelligenza sovrumana. Da lì a poco, l’era umana finirà”. A chi verrebbe in mente di parlare in questi termini? Altra cosa da considerare: di che tipo di coscienza stiamo parlando? Curtis scrive: “È probabile che il fine ultimo del bio-controllo sia il controllo dell’uomo stesso… I soggetti controllati non sarebbero mai autorizzati a pensare come individui… un chirurgo doterebbe ciascun bambino di una presa inserita sotto il cuoio capelluto e di elettrodi che raggiungono aree specifiche del tessuto cerebrale… le percezioni sensoriali e l’attività muscolare del bambino potrebbero essere modificati o completamente controllati da segnali bioelettrici irradiati da trasmettitori controllati dallo Stato”. Ne abbiamo parlato in Architects of Control, non vedono l’ora che arrivi l’essere telecomandato… è più divertente che sterminarci tutti.

Ma ovviamente, la tecnologia, il bio-controllo, i computer bio-organici, beh, siamo noi i cosiddetti animali pensanti, siamo stati educati a credere che l’uomo sia un animale pensante. Ma se il nostro pensiero diventa meccanico, saremo senza dubbio gestiti da computer, non abbiamo bisogno che ce lo dicano i globalisti, questa è semplice logica… voglio dire, anche un insegnante di liceo sa che tutto questo sta arrivando. Se davvero il pensiero è solo meccanico, allora sì, saremo sicuramente sostituiti dalle macchine. Ma stasera spero di mostrarvi che il pensiero, ciò che chiamiamo pensiero, è tutt’altro che un processo meccanico. È un processo meccanico per questi personaggi, non per noi.

Ma in effetti, a cosa stiamo pensando? Siamo persino consapevoli di essere creature pensanti? Osserviamo mai ciò di cui è costituito un pensiero? Ci rendiamo conto di essere entrambi chi ascolta e chi pensa? Che avviene in noi un dialogo interiore perpetuo e continuo? Un dialogo interiore incredibile tra gli emisferi del nostro essere, così affascinante da quasi sfidare qualsiasi tipo di descrizione? Ma infatti, vedete, essere umano è un termine interessante. In realtà gli umani non significano molto, umano è un termine biologico, antropologico o, direi, scientifico. È come trovarsi di fronte un uomo di Neanderthal, è solo carne, ossa e sangue. È questo l’umano, l’umanoide. Ma diciamo essere umano. Ora, la parola essere non significa nulla biologicamente, è un termine filosofico tra l’altro, l’uomo, che è scientifico, che è tangibile, che è fisico, che è carne, sangue e ossa. Essere è lo stato intangibile e trascendente della coscienza che esiste in senso immateriale, e quindi è fondamentalmente un termine filosofico.

Rollo May, uno psicologo esistenzialista lo spiega meglio di me, scrive: “… l’essere è una categoria che non può essere ridotta a introiezione delle norme sociali ed etiche. È, per usare una frase di Nietzsche, al di là del bene e del male. Nella misura in cui il mio senso dell’esistenza è autentico, è esattamente il contrario di ciò che gli altri mi hanno chiesto di essere, ma è l’unico punto d’Archimede su cui devo poggiarmi e da cui valutare quello che i genitori e le altre autorità esigono da me” (da The Meaning of Anxiety).

“Il senso pieno del termine essere umano” scrive “sarà più chiaro se il lettore non mancherà di tenere a mente che being (essere) è un participio, una forma verbale che implica che qualcuno è in procinto di essere qualcosa. È un peccato che, se usato come sostantivo generico in inglese, il termine essere connoti una sostanza statica”… ma non lo è, è un attivo divenire. E ci giudichiamo a vicenda e giudichiamo noi stessi in base ai nostri obiettivi e le nostre proiezioni nel futuro, che abbiamo concesso ipoteticamente… si tratta di un costrutto ipotetico, è puramente mentale, il futuro semplicemente non esiste… in termini scientifici, ma esiste in termini mentali. Così abbiamo delle capacità incredibili che diamo per scontato. Ma è a causa di questa capacità di proiettarsi nel futuro, nel bene e nel male, che l’essere lo sperimenta. Tutto il resto riguarda il qui e ora, battiamo le ciglia nel qui e ora, respiriamo nel qui e ora, mangiamo nel qui e ora, il cuore pulsa nel qui e ora. La nostra fisicità e le proprietà del nostro corpo ci posizionano nel qui e ora. Ma abbiamo un altro tipo di coscienza che può pensare al passato, e anche al futuro. In altre parole, il Tempo, quel pensare attivo al passato e al futuro, non è così? E una sua sottocategoria sono il prima e il dopo, questi sono concetti temporali. E il tempo è estremamente importante per lo sviluppo spirituale, nel cammino della spiritualità, ed è ugualmente sotto attacco. Vedremo come il tempo stesso viene gestito per servire i padroni. Ma May continua scrivendo “… quindi, divenire connota più accuratamente il significato del termine, in questo paese”. Così essere e divenire sono sostanzialmente equivalenti. “Siamo in grado di capire un altro essere umano solo se percepiamo ciò verso cui si sta muovendo, ciò che sta diventando; e possiamo conoscere noi stessi solo quando proiettiamo il nostro potenziale in azione…”.

Bene, ora la lezione di tedesco… abbiamo detto poco fa che l’avremmo sbrigata presto per ridurre l’agonia. Si tratta fondamentalmente di tre parole… non esistono buone traduzioni in inglese… ma provengono dalla filosofia esistenziale e anche da una sottocategoria interessante, la psicologia esistenziale. Abbastanza sconosciuta in Occidente, per lo meno in America e in Gran Bretagna. È l’idea che tutti noi siamo tre esseri umani in uno. Siamo una specie di trinità.

UMWELT (Il mondo che ci circonda. Il mondo biologico e l’ambiente). Nasciamo in un mondo. Veniamo fuori dal grembo materno e siamo questo essere… e se ci pensate bene, iniziamo con l’essere molto piccoli. Tutto ciò che conosciamo è nostra madre, poi conosciamo l’altro genitore, probabilmente i fratelli e le sorelle, magari gli zii, gli orrendi vicini di casa, non è così? [risate del pubblico]… E poi quest’altra cosa chiamata comunità. E con l’età scopriamo tutto il resto, la nostra coscienza si amplia fino a scoprire il mondo, il pianeta, i paesi, le altre razze e altre cose più grandi, e poi finalmente Dio lassù tra le nuvole, da qualche parte, e l’intero l’Universo che ci circonda. Pensateci, non accade mai al contrario. Questa è una certezza. E questo è il mondo che ci circonda, l’Umwelt è il mondo in cui nasciamo. Per alcuni di noi, i nevrotici, trovarcisi è un disagio, è assai minaccioso, e lo è anche per la maggior parte delle persone. Ma per altri, non lo è. È minaccioso ma ha comunque anche altri elementi benefici, con esso viene stabilito un rapporto. Ma ci limiteremo semplicemente a definire l’Umwelt come il mondo che ci circonda, il mondo biologico, l’ambiente, la natura.

Poi c’è il MITWELT (Il mondo-del-con. La società o la comunità), dal tedesco mit, che significa con/insieme a. Il mondo-del-con, comprende tutti noi, ogni altro essere umano. Non so come si adatterebbe all’Umwelt, ma il Mitwelt comprende gli esseri umani, gli altri come noi, con i quali siamo in grado di comunicare.

E poi l’ultimo è l’EIGENWELT (Il mondo-proprio. Il rapporto con se stessi), ovvero il proprio mondo interiore personale. Molti dei materialisti, positivisti, romanzieri, fisicalisti non credono nemmeno che esista una cosa del genere, ma ne parleremo più avanti. Di nuovo, iniziamo in modo semplice. Quindi Umwelt, Mitwelt ed Eigenwelt. Tre mondi. Tutti collegati, tutti interrelati. E ovviamente, se esistono questi mondi, esistono anche tre tipi di relazioni, non è così? Ognuno di noi, si sa, deve vivere tre tipi diversi di rapporti, e diversi in modo significativo con ciascuno di essi. Forse alcuni sono più interessati al Mitwelt, tutto ciò che hanno a cuore sono le persone come noi, non si interessano molto degli animali o del mondo, dell’universo e le stelle o di ciò che Dio potrebbe mangiare per cena, di ciò che c’è là fuori nel senso più ampio. Per altri è tutta una questione interiore, “Vado in montagna in Tibet a sedermi in una grotta e contemplare il mio ombelico” [risate del pubblico]… Quindi esistono diversi tipi di relazioni. Ovviamente, in una situazione normale, sono rapporti fluidi ed omogenei, non rapporti nevrotici. Ma impieghiamo questa prima ora a considerare semplicemente questi tre. L’Umwelt è il mondo naturale a cui possiamo semplicemente adattarci. Ora, so che le persone ai vertici della scienza e della tecnologia seguono sempre questa chimera di poter influenzare o avere un qualche effetto sulla natura. In realtà la stanno influenzando molto poco. Ciò che facciamo come esseri umani è adattarci alla natura. Alziamo la vela e speriamo semplicemente che il vento ci trasporti e non arrivi un maremoto a distruggere la nostra piccola imbarcazione. Così per la maggior parte della vita umana, sin dalla notte dei tempi, si è trattato di un processo di adattamento, e non di controllare o modificare la natura, non è possibile modificare i principi fondamentali del mondo naturale. Il clima, le stagioni, il tempo. Sapete, le carestie, le devastazioni, i terremoti, l’invecchiamento o la morte. Si possono investire milioni di dollari in questi ambiti, ma il fatto che stiano effettivamente cambiando è discutibile, e anche se cambiano ci sarà sempre qualche altro problema che bisognerà cercare di risolvere. Voglio dire, un bambino piccolo non può dire ai suoi genitori e insegnanti cosa fare. Sono loro che gli dicono cosa fare. Così nasciamo in questo mondo, un mondo che possiamo influenzare ben poco, e alla fine ci adattiamo, e si potrebbero scrivere volumi interi sul nostro rapporto con l’Umwelt, sarebbe in effetti uno studio a sé.

Seguirà Parte 2…

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=sdBrBF7_Z00
Traduzione: Alessandra Ricci

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