Capitolo 12 – Re Artù

RE ARTU’

1. La leggenda di Re Artù è senza dubbio una delle più note nel mondo occidentale. E’ anche una delle più sconcertanti, anche perché, come si verifica nel caso del Vangelo di Giovanni, queste antiche leggende e queste antiche storie sembrano fornire un’abbondanza senza di limiti in termini di simbolismo misterioso, di anagrammi e di informazioni deliberatamente occultate.

2. Ad uno specifico livello, si tratta di una storia che tratta della lotta tra il bene e il male, della saggezza e del culto del vero dio, così come di una religione oscura legata alla magia, ai sacrifici di sangue ed al satanismo.

3. Ad un livello differente, si tratta invece di cavalleria e di nobiltà, di valori legati all’onore ed al rispetto nei confronti della conoscenza (sapere/saggezza). E si tratta inoltre di un processo che ha lo scopo di occultare determinate conoscenze, del deliberato occultamento di un certo tipo di origini e degli stessi eventi storici.

4. La storia tratta anche di inganno, inganno deliberato e premeditato ad opera dei personaggi più vicini al Re, per nascondere un terribile male, quel male in grado di mascherare sé stesso ed in grado di spacciarsi per il bene.

5. Si tratta inoltre, naturalmente, di una ricerca, della ricerca del Santo Graal, ovvero della linea di sangue di Gesù.

6. Gli storici, i teologi della Chiesa, ed altri “esperti”, sono pronti a rigettare la storia di Artù definendola una storia elaborata a tavolino e di carattere e mitologico, sebbene intrigante e ricca di singolari allegorie. Ma ci sono elementi nelle leggende arturiane, così come nel Vangelo di Giovanni, che continuano a colpirci senza mai perdere il proprio fascino.

7. Anche perché, per quante volte si sia letta quella storia, sembra che vi sia in quest’ultima un misterioso elemento che pare occultato nel profondo di quelle meravigliose storie fiabesche, e che pretende di venire alla luce e di essere riconosciuto come verità. La domanda è: di cosa si tratta? E perché ciò accade?

8. Artù appare per la prima volta nell’ambito della letteratura gallese. In un antico e sopravvissuto poema gallese, “Il Gododdin” (594 d.C.), il poeta Aneirin (ca. 535-600 d.C.) scrisse in una delle sue opere “ha nutrito corvi neri sui bastioni, anche se non era Artù”.

9. In un’altra opera, attribuita a Taliesin, e che risale probabilmente ad una data addirittura antecedente: “The Chair of the Sovereign” (Il Trono del Sovrano), si parla di “Artù il Benedetto”; Preiddeu Annwn (“I Tesori di Annwn”), menziona “il valore di Artù” e afferma “ci siamo recati con Artù negli splendidi (luoghi) delle sue gesta”.

10. Ci sono poi altre opere di poesia epica che parlano di Artù, quali “Il Viaggio a Deganwy”, che contiene il passaggio “come avvenne nella battaglia di Badon grazie ad Artù, condottiero glorioso, con le sue splendide armi, rese rosse dalla battaglia, che tutti gli uomini ricordano.”

11. Un altro riferimento ad Artù, tra i primi in assoluto, è nella “Historia Brittonum”, attribuita al monaco gallese Nennio, che si dice abbia scritto questa raccolta dell’antica storia gallese intorno all’anno 830 d.C. In quest’opera, Artù viene indicato come un “condottiero in battaglia”, piuttosto che come re. Due fonti distinte all’interno di tale raccolta fanno menzione di dodici battaglie in cui pare egli abbia combattuto, che si concludono in occasione della battaglia del Mons Badonicus, dove si dice che egli da solo abbia ucciso 960 uomini.

12. Quindi, in base a quanto sostenuto negli “Annales Cambriae” del X secolo, si dice che Artù fu ucciso nella battaglia di Camlann nel 537 d. C.

13. Artù appare in una serie di ben note vite dei santi del VI secolo, molte delle quali scritte nel monastero di Llancarfan nel XII secolo.

14. Ad esempio, nella Vita di San Illtud, scritta intorno al 1140, si dice che Artù fosse un cugino di tale rappresentante ecclesiastico.

15. Intorno al 1100, Lifris di Llancarfan scrive, nella sua “Vita di San Cadoc”, che Artù fu sconfitto in maniera piuttosto singolare da San Cadoc. Cadoc garantì protezione ad un uomo che aveva ucciso tre dei soldati di Artù, e Artù fu ripagato del fatto tramite la cessione di una mandria di bestiame di proprietà di Cadoc, atto compiuto per riparare il danno legato alla perdita dei propri uomini. Cadoc consegnò gli animali, come richiesto, ma quando Artù prese possesso degli animali, questi ultimi furono trasformati in fasci di felci. Episodi di questo genere risultavano utili per rappresentare la maniera in cui un uomo di chiesa fosse in grado di sconfiggere e di avere la meglio su un leader mondano.

16. Artù compare anche nel racconto gallese “Culhwch e Olwen”, una narrazione solitamente associata al “Mabinogion”. In quest’opera, Culhwch si reca in visita presso la corte di Artù per ottenere il suo appoggio al fine di ottenere la mano di Olwen. Artù, che viene descritto come suo parente, acconsente alla richiesta e soddisfa le richieste del gigante Ysbaddaden, padre di Olwen, che includevano la possibilità di dare la caccia al grande cinghiale Twrch Trwyth, in dettaglio descritta dall’autore.

17. Gervasio, nel XIII secolo, afferma che Artù e i suoi cavalieri viaggiavano regolarmente lungo un’antica via tra il Castello di Cadbury e Glastonbury (che è ancora nota ai nostri giorni come la “King Arthur’s Causeway”) e che egli, in compagnia dei suoi cavalieri, fosse ancora visibile al chiaro di luna nei boschi della Britannia, della Bretagna e della Savoy (Savoia). Loomis fa riferimento ad un’opera scozzese del XVI secolo, e al fatto che numerose di tali leggende fossero ancora diffuse nel XIX secolo nei pressi del Castello di Cadbury e in numerose aree della Francia.

18. Tuttavia, i due manoscritti che hanno finito con l’articolare la leggenda arturiana per come la conosciamo oggi, sono quelli di Goffredo di Monmouth, ovvero “Historia Regum Britanniae” (1136-1138, “Storia dei Re della Britannia”) e la “Vita Merlini” (ca. 1148, “La vita di Merlino”).

19. La tomba di Re Artù è stata localizzata nei pressi della Glastonbury Abbey. In queste stesse leggende è inclusa la figura di Giuseppe d’Arimatea. In base a quanto riportato all’interno di tali opere, Artù venne ucciso nel corso della sua ultima battaglia, ovvero nella battaglia di Camlann, in cui aveva combattuto contro le forze di Mordred.

20. La storia afferma che Mordred fosse inoltre un cavaliere della Tavola Rotonda, un figlio nato da una relazione incestuosa tra Artù e sua sorella Morgana. In quasi tutti i resoconti, si dice che Artù fosse stato ferito a morte, e che, successivamente a tale battaglia, fosse stato condotto ad Avalon, località in cui le sue ferite guarirono e in cui il suo corpo fu infine sepolto in una cappella. Alcuni testi fanno riferimento ad un possibile ritorno di Artù nel futuro.

21. Come avviene nel caso di Giovanni, vi è dell’evidente simbolismo in tali resoconti.

22. Glastonbury rappresenta la località per eccellenza in cui si concentravano gli antichi interessi commerciali di Giuseppe d’Arimatea, Joseph (Giuseppe) Ha-Rama-Theo, il padre di Gesù.

23. Tanto Giuseppe quanto Maria (“Vergine Maria”) furono probabilmente sepolti nella chiesa di Glastonbury, prima che i loro resti fossero occultati, in tempi successivi, nella fase dei tumulti che si verificarono in Britannia intorno al XII secolo, successivamente alla conquista normanna.

24. La storia di Artù che, colpito a morte e successivamente sepolto in una cappella, pare destinato in futuro a risorgere dai morti, è singolarmente molto simile alla storia della miracolosa sopravvivenza di Gesù successivamente alla crocifissione.

25. I cavalieri della tavola rotonda, inoltre, risultano decisamente simili ai discepoli di Gesù, e l’episodio incestuoso relativo a Morgana e a Mordred, ricorda moltissimo il fatto che Paolo di Tarso sia stato accettato come apostolo solo per ricorrere successivamente all’inganno, impegnandosi ad eliminare i membri della famiglia di Gesù, tra i quali lo stesso Gesù.

26. In definitiva, il ritorno di Artù ricorda assai da vicino un testo relativo a una leggenda di carattere messianico.

27. C’è naturalmente una leggenda che scende ancor più nel profondo nel quadro di tali resoconti leggendari. Presso la corte di Tara, ai tempi di Cormac Mac Art (Artù) (Re d’Irlanda 227-266 d.C.), si tramanda che esistesse effettivamente una tavola rotonda. Cormac è famosissimo per il fatto di essersi dimostrato un re saggio, e le leggende relative alla sua linea di sangue abbondavano, così come quelle sulle linee di sangue dei leader delle tribù del sud-ovest dell’Inghilterra e del Galles.

28. Il Santo Graal è un altro promemoria. Il simbolo per eccellenza delle linee di sangue di Gesù e di Mariamne (Maria Maddalena). Quasi ad indicare che i loro discendenti fossero al sicuro e nascosti in qualche specifica località delle isole britanniche.

29. E’ tanto fitto il simbolismo che pare incredibile che le leggende di Artù siano sopravvissute all’occhio onniveggente della Chiesa di Roma. Probabilmente questo elemento potrebbe risultare spiegabile in base al fatto che ormai vi fosse una quasi certezza in relazione all’eliminazione di ogni elemento di prova che riguardasse il passato, l’idea che fosse stato bruciato, eliminato e cancellato per sempre.

30. Eppure questo passato non è mai stato dimenticato, e in qualche strana maniera, persino dopo centinaia di anni, il simbolismo della leggenda di Artù, così come quello di Giovanni, insiste nel ricordarci la vera storia delle linee di sangue di Gesù.

31. Queste ultime sono sopravvissute in Irlanda, e, grazie ad alcune famiglie, anche in Galles, per cui oggi esistono letteralmente centinaia di migliaia di persone che possono tranquillamente vantare una discendenza dallo stesso Gesù.

(fonte: The Holy Grail – Bloodline of Jesus Chapter 12 – King Arthur – Traduzione: Heimskringla)

… continua con il Capitolo 13…

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