Capitolo 3 – Storia del Ruolo del ‘Pontefice Massimo’

IL PONTEFICE MASSIMO – INFORMAZIONI GENERALI

La posizione di Pontifex Maximus (Pontefice Maggiore o Massimo) fu creata per la prima volta dal secondo Re di Roma Numa Pompilio (717 – 673 avanti Cristo) intorno al 720 avanti Cristo, come elemento essenziale nell’ambito della creazione del più complesso Collegium Pontificum (Collegio dei Pontefici).

Sebbene non restino resoconti credibili riferibili a questo periodo, è probabile che il Collegium fornisse un potere consiliare tanto spirituale, quanto politico al Re, in maniera simile a come operano al giorno d’oggi il Governo ed il Primo Ministro di un’odierno monarca. In maniera simile, inoltre, a come accade oggi nella Monarchia britannica, il Re Romano restava la carica suprema sia temporale che spirituale (Alto Sacerdote) di uno Stato fondato su una religione politeistica.

Quando la monarchia Romana fu abolita nel 509 avanti Cristo dal fondatore della Repubblica Romana Lucius Junus Brutus, i precedenti compiti ufficiali e religiosi del Re furono preservati nella nuova carica di Rex Sacrorum ovvero “Re dei Riti/delle Cerimonie Sacre”. Tali diritti furono allora garantiti in capo al Pontifex Maximus con la premessa di limitare la sua influenza in campo politico.

Durante il periodo Repubblicano ed Imperiale, il Pontefice Massimo veniva eletto solitamente nell’ambito del Collegio dei Pontefici. La residenza ufficiale del Pontifex Maximus era la Domus Publica, situata tra la Casa delle Vergini Vestali e la Via Sacra, e vicino alla Via Regia, nel Foro Romano.

A motivo del potere risultante dalla carica, la posizione risultava essere assai ambita dalle famiglie nobili romane. Giulio Cesare, ad esempio, divenne Pontifex nel 73 avanti Cristo e Pontifex Maximus nel 63 avanti Cristo. Al fine di ridurre le possibilità che ci fosse una sola famiglia (o gens) a controllare la carica, inoltre, non più che ad un membro di una gens era permesso di essere membro del Collegio dei Pontefici, nè era ammesso che una persona potesse tenere più di un sacerdozio nell’ambito di un Collegio. Tali tradizioni furono tuttavia largamente ignorate durante le trasformazioni politiche che si verificano nel Terzo Secolo dopo Cristo.

L’ARRIVO DELLA MAGNA MATER – CIBELE MAGNA MATER

Nel 204 avanti Cristo, il Simulacro di Cibele, il più grande meteorite nero ferroso del mondo, oltre ad un gran numero di sacerdoti ed attendenti del complesso templare originario di Pessinus, in Frigia (odierna Turchia Sud-occidentale) si trasferirono a Roma per un grande festival di benvenuto preparato per quell’occasione dal Senato Romano.

Tanto importante era la nuova dea per Roma che il Senato commissionò ai due Censori M. L. Salinator e C. Cl. Nero di pianificare e costruire un edificio degno di ospitare la Pietra Nera e la Dea Cibele (conosciuta da allora come Magna Mater dai Romani). Un grande tempio della lunghezza di circa 70 metri fu così progettato e realizzato.

Fu scelto di collocarlo sul Colle Vaticano, data la sua prossimità e la particolare relazione geografica con il complesso di templi del Campidoglio situato sul Colle Capitolino ed in maniera che non inficiasse in alcuna maniera il ruolo primario dei templi degli antichi dei di Roma. Tuttavia, il sito presentava una serie notevole di problemi tanto dal punto di vista religioso quanto dal punto di vista ingegneristico. Prima di tutto, il Colle Vaticano rappresentava la più importante e sacra Necropoli di Roma. In secondo luogo, il suo suolo argilloso non forniva la necessaria stabilità per supportare un grande tempio romano in mattoni, pietra e marmo.

Per ovviare al problema, i romani costruirono una intelligente serie di livelli di camere aperte o strutture a “catacomba”, come vere e proprie piattaforme nel terreno argilloso, permettendo al peso di essere redistribuito al meglio, ed operando inoltre per l’appiattimento del colle stesso al fine di garantire uno spazio maggiore alla costruzione. Ciò significava anche che buona parte dell’originaria Necropoli, ivi esistente da più di duecento anni, sarebbe rimasta indisturbata.

Le imponenti strutture di fondazione a “catatomba” ed il complesso templare si tramanda siano state realizzate lavorando per circa tredici anni, tra il 204 ed il 191 avanti Cristo. E’ quindi l’11 Aprile del 191 avanti Cristo che il Pretore Marcus Iunus Brutus inaugurò e dedicò a Cibele il Tempio sul Colle Vaticano.

In questa data, la Magna Mater fu posta sul trono come Sacra Protettrice della Città, e fregiata di un meteorite conico molto più piccolo incastonato sul capo, quindi condotta tramite una processione in direzione di un Secondo Tempio di Cibele collocato tra i santuari degli altri dei romani sul Colle Palatino. In onore di questa occasione, i Ludi Megalenses furono istituiti e festeggiati per la prima volta.

Da tale data in poi, la carica di Pontifex Maximus rimase intimamente interconnessa tanto con la religione della Dea Madre Cibele, in qualità di suo Alto Sacerdote, quanto al Grande complesso templare collocato sulla cima del Colle Vaticano.

COMPITI ORIGINALI DERIVANTI DALLA CARICA

Nel periodo Repubblicano i compiti ufficiali del Pontifex Maximus decrebbero in importanza. Il suo compito e dovere principale restò la “pax deorum” ovvero la “pace tra gli dei”.

Inoltre, i suoi doveri di stato includevano l’amministrazione dello jus divinum Romano o ” diritto divino”. Non appena le tradizioni religiose venivano codificate, queste ultime venivano ufficialmente dichiarate “dogma” ed incorporate in un corpus giuridico esteso.

Il Pontifex Maximus era anche tradizionalmente in carica degli standards ufficiali dei calendari Romani e delle unità di misura.

In termini di incarichi religiosi, i Megalesia (ad Aprile) rappresentavano una delle due più importanti cerimonie annuali, cui si aggiungevano i Saturnia (in Dicembre), ed ambedue erano essenzialmente associati al suo ruolo come Pontefice della “Chiesa Madre” di Cibele sul Colle Vaticano.

COME ESTENSIONE DEL POTERE DEGLI IMPERATORI ROMANI

Durante il periodo della Roma Imperiale, il ruolo di Pontifex Maximus venne inquadrato nei numerosi titoli e poteri dell’Imperatore.

Durante il regno di Domiziano(81 – 96 dopo Cristo), la religione ufficiale della Magna Mater Cibele fu abolita in seguito alla conversione dello stesso Domiziano allo gnosticismo sotto la guida di Josephus bar Matthias (San Luca). Sebbene gli Imperatore non abbiano ceduto ad altri il titolo di Pontifex Maximus, il Phrygianum di Cibele sul Colle Vaticano rimase tuttavia chiuso al culto fino alla fine del Secondo secolo dopo Cristo.

Nel 193, Gaius Fulvius Victor (193 – 199 dopo Cristo) anche conosciuto come “Papa Vittorio I” divenne il primo non Imperatore a reclamare il titolo di Pontifex Maximus, patrocinato in tale direzione dall’Imperatore Settimio Severo (193 – 211 dopo Cristo). I Severi non solo rimossero il bando posto sul culto di Cibele, ma fornirono ingenti risorse per favorire la ricostruzione ed il miglioramento del Phrygianum sul Colle Vaticano. In risposta, “Papa Vittorio” si ritiene abbia sacrificato bambini ed innocenti quasi su base quotidiana alla dea.

A Vittorio successe suo figlio, Pontifex Maximus Zephyrinus (199 – 205 dopo Cristo), come il secondo degli Alti Sacerdoti pagani e quindi il nipote, l’infame Pontifex Maximus Callistus (217 – 222 dopo Cristo).

LA PRIMA ASSOCIAZIONE DEL PONTIFEX MAXIMUS CON IL VESCOVO CRISTIANO DI ROMA

Successivamente alla cacciata dal trono imperiale dei Severi e l’esecuzione dell’ultimo della dinastia dei pontefici della famiglia dei Fulvii, la posizione ritornò nelle prerogative dell’Imperatore, almeno sino al regno degli Imperatori Teodosiani Bizantini, periodo in cui il titolo fu garantito al Vescovo Cristiano Siricio (“Papa Siricio”), strettamente imparentato con l’Imperatore stesso, intorno al 385 dopo Cristo, principalmente nel tentativo di rafforzare la pretesa familiare dei Teodosiani nel controllo spirituale sul decadente versante occidentale del Sacro Romano Impero.

Il titolo rimase una posizione chiave per i Vescovi Cristiani Teodosiani, almeno sino alla morte di Leone per mano di Genserico, Re Gnostico dei Vandali nel 455 dopo Cristo, durante il saccheggio di Roma.

RITORNO ALLA RIBALTA DELTITOLO E SUA ASSOCIAZIONE CON CIBELE

A partire dal 450 al 750 dopo Cristo, Roma perse essenzialmente tutta la sua influenza come centro cristiano, mentre Ravenna divenne la nuova capitale della Cristianità in Italia, e ciò già a partire dalla metà del Sesto secolo. Durante questo periodo, i discendenti delle famiglie sacerdotali del Collegium Pontificium, centrate a Tusculum, tentarono di dare nuova vita alla religione di Cibele ed assunsero la carica di Pontifex Maximus in qualità di Alti Sacerdoti del sacrificio umano nelle catacombe del Vaticano.

Nessuno di tali pontefici era Cristiano, Ariano o riferibile a qualunque altra versione del Cristianesimo. Durante le grandi epidemie, questi Papi divennero più simili a mostri che a leader spirituali avviando una serie di orribili e bizzarri sacrifici a Cibele.

La maggior parte dei regni di tali pontefici fu di breve vita, inclusi quelli di Felice III (484 – 493 – dopo Cristo), Felice IV (526 – 530 dopo Cristo) e Gregorio I (590 – 607 dopo Cristo).

PIPINO IL BREVE ED IL FALSO IMPERO

Quando, nel 755-756 dopo Cristo, Pipino il Breve colse l’occasione, mentre il Sacro Romano Impero andava sfaldandosi, per la creazione dell’interamente fittizio ruolo del Pontefice “Cattolico” Romano, il titolo fu abbreviato a Pontefice e “Papa” di Roma.

Comunque, è solo nell’827 dopo Cristo, quando i diretti discendenti dei Conti di Tusculum, gli antichi sacerdoti di Cibele, riuscirono ad accaparrarsi nuovamente la gestione del Papato, che il titolo completo di Pontifex Maximus cominciò ad essere ufficialmente utilizzato in associazione con i Papi Cattolici.

Quest’ultimo resta inoltre il primo titolo storicamente reclamato dalla serie dei Papi Cattolici a partire dall’invenzione della Chiesa Cattolica nel 755 dopo Cristo.

IL PRIMO ANTI-PAPA E PONTIFEX MAXIMUS

In seguito alla perdita dell’Italia da parte dei Carolingi, i Conti di Tusculum reclamarono per sè, rispetto alle antiche famiglie Romane della regione, il diritto alla carica di Pontifex Maximus e quindi alla più elevata carica sacerdotale del culto della Magna Mater (Cibele).

Il primo Pontifex Maximus della famiglia fu certamente l’Antipapa Formosus, l’uomo accreditato per l’incoronazione di Guido di Spoleto come “falso” Imperatore utilizzando le false pretese create a tavolino dai Carolingi contro loro stessi.

Formosus fu poi seguito da una lunga linea ininterrotta di Alti Sacerdoti puramente pagani conosciuti nella storia come la “pornocrazia”, che finì con l’includere:

L’ULTIMO PURO PONTIFEX MAXIMUS – GREGORIO VII

Il Pontifex Maximus Gregorio VII rappresenta non solo il fondatore del Culto Romano, ma anche l’ultimo puro Pontifex Maximus nella storia.

Quando Re Enrico IV si decise ad invadere l’Italia nel 1083, e Roma stessa nel 1084, il Pontifex Maximus Gregorio VII fu catturato e giustiziato. Inoltre, il Cattolico Enrico ordinò la completa distruzione della città di Tusculum, che fu in effetti rasa completamente al suolo, oltre che l’esecuzione di tutti coloro che fossero sospettati di essere sacerdoti pagani.

(fonte: “Religious Positions/Title: Pontifex Maximus” – Traduzione: Heimskringla)

… continua con il Capitolo 4…

Link importanti:

LETTERE E MEMORIALI DI VINCENZO CALCARA (6 PARTI)

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