I Fondatori del Giudaismo

I PRINCIPALI FONDATORI DEL GIUDAISMO

Parte 1

1. Il Giudaismo rappresenta la religione del popolo Ebraico.

2. Viene indicato come una delle prime fedi religiose che abbiano fatto riferimento all’adorazione di un “Unico” Dio, mentre i suoi principi religiosi e i suoi valori si ritiene siano gli stessi della tradizione che fa capo ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Davide ed ai grandi profeti e re della storia Ebraica.

3. Il Giudaismo viene inoltre considerato come l’elemento di riferimento essenziale di altre due grandi fedi monoteistiche, ovvero il Cristianesimo e l’Islam, religioni, queste ultime, che riconoscono l’autenticità delle antiche scritture Ebraiche.

4. Quando i testi religiosi e storici Ebraici vengono citati, ciò si verifica quasi sempre nel quadro di un contesto che prevede una successione caratterizzata prevalentemente dalla continuità, e priva di differenziazioni di rilievo, tra “proto-Giudaismo” e “moderno Giudaismo”.

5. Anche ai nostri giorni, quando qualcuno afferma di essere Ebreo (Jewish), solitamente non attribuisce a tale denominazione il fatto di rappresentare un seguace del Giudaismo Rabbinico.

6. Eppure, virtualmente ogni persona che sostenga di praticare la fede Ebraica ai nostri giorni è in effetti un seguace del Giudaismo Rabbinico, un culto che è decisamente assai differente da quello che praticavano buona parte degli Ebrei 2.000 anni fa.

7. Al contrario di quanto affermato nei resoconti storici di matrice Rabbinica e Cristiana dei nostri giorni, l’antico Giudaismo era ben lontano dall’essere monoteistico, rappresentando invece un universo in massima parte panteistico, caratterizzato da una serie di varianti/sette operative a livello regionale che cominciarono ad unificarsi, effettivamente, in quella che potremmo definire un’unica struttura religiosa, soltanto tra il III e il II secolo avanti Cristo.

8. Ai nostri giorni, naturalmente, quelle enormi differenziazioni sono state attentamente occultate e rimosse dalla vista, per cui, gli stessi Ebrei, così come i Cristiani, non riescono a comprendere appieno quello specifico contesto storico.

9. Alla stessa maniera, i Rabbini Ebraici reclamano un antichissimo retaggio di preminenza nell’ambito della società Ebraica che risalirebbe a un tempo antecedente alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, addirittura sostenendo che la loro posizione ufficiale fosse stata quella di “Nasci” nell’ambito del consiglio Ebraico, il Sinedrio di quel tempo, relegando addirittura quelli che noi conosciamo come Alti Sacerdoti a un ruolo di semplici comprimari, ovvero qualificandoli quali funzionari e soggetti a cui era stata concessa una carica onorifica.

10. Eppure, lo ripetiamo nuovamente, tutto questo pare dimostrarsi una attenta e astuta revisione della storia, indirizzata a tentare di aggiungere una serie di anni, se non di secoli, al contesto storico che vide la nascita dei Farisei, ovvero gli antenati degli odierni Rabbini.

11. Esiste poi l’affascinante storia legata a località quali la città di Ebla, una città che ospitava oltre 250.000 abitanti, una città che ha dominato la storia umana dei suoi tempi, oltre 5.000 anni fa, quale fondamentale centro spirituale e centro radiante delle forme più elevate del pensiero, e che adorava i sui patriarchi, ovvero Abramo, Daniele e Isrele, e il suo Dio, El.

12. Esiste inoltre l’ulteriore storia relativa non a uno, ma a due Templi Ebraici assolutamente operativi in Egitto, il primo nella fase compresa tra l’XI secolo avanti Cristo e il V secolo avanti Cristo sull’Isola Elefantina, e l’altro tra il II secolo avanti Cristo e il I secolo avanti Cristo a Leontopolis.

13. Questi ultimi rappresentano siti di enorme rilevanza e rappresentano inoltre un elemento essenziale della storia Ebraica, eppure risultano curiosamente assenti dalle scritture Ebraiche, tanto moderne quanto antiche, degli ultimi 2.000 anni.

14. Esiste inoltre una posizione, che pare universalmente riconosciuta nell’ambito di tutti i testi Giudaici, in base alla quale si sostiene che i Farisei fossero la più antica e arcaica fazione religiosa dell’antica Israele, e che fossero operativi già nella fase antecedente alla costruzione del Tempio, mentre gli Esseni e i Sadducei costituissero semplicemente le sue più recenti filiazioni.

15. Eppure, esiste un ammontare decisamente impressionante di prove a sostegno del fatto che i Sadducei fossero in effetti i discendenti delle linee di sangue degli antichi re e sacerdoti di Israele, un elemento che daterebbe la loro origine a numerosi secoli prima dei Farisei.

16. Alla stessa maniera, gli Esseni reclamano un retaggio esoterico addirittura antecedente, affermando di tracciare le proprie origini al faraone Akhenaton, che loro ritenevano fosse il vero personaggio che è a noi noto come Mosè, e addirittura affermavano di essere discendenti di linee di sangue ancora più antiche, che risalivano alle città di Ebla e di Ugarit.

17. Ma non è solo in relazione alla fase antecedente alla distruzione del Tempio Ebraico che gli Ebrei Rabbinici devono fare i conti con enormi falle in quella che è la loro stessa storia.

18. Anche perchè, almeno fino al XII secolo dopo Cristo, esisteva a tutti gli effetti un regno sovrano Ebraico, noto come Septimania, nell’area compresa tra la Spagna sud-orientale e la Francia, che aveva le proprie linee di sangue reali, a cui si fa riferimento in numerosi testi – almeno in quelli che sono sopravvissuti ai roghi, alla progressiva revisione dei relativi contenuti o alla semplice distruzione – e che esisteva almeno 300 anni prima della distruzione del Grande Tempio di Gerusalemme.

19. Come è potuto avvenire che uno stato assolutamente Ebraico, dotato di una vera e propria monarchia, presente nel sud dell’Europa, possa risultare assolutamente assente da qualsiasivoglia testo Ebraico? Come può essere possibile che gli antenati spirituali dell’odierno Giudaismo si siano dimenticati di una simile circostanza?

20. Chi sono allora questi fondatori del Giudaismo che hanno stabilito quali parti della propria storia includere e quali parti nascondere, e perchè?

21. E’ appunto questo elemento che ora approfondiremo.

(fonte: Key Founders of Rabbinical Judaism Chapter 1 – Traduzione: Heimskringla)

Parte 2

1. Il Giudaismo, per come ci si presenta oggi, inclusi i differenti gruppi che lo caratterizzano, quali gli ortodossi, i conservatori e i riformati, devono i propri principi religiosi e i propri testi sacri a una scuola specifica, e in particolare a una specifica famiglia Ebraica, nota come la Scuola di Hillel, o anche come la Casa (Casato) di Hillel, così denominata in relazione a Hillel il Vecchio, altrimenti noto come Hillel il Babilonese.

2. L’anno di nascita esatto di Hillel il Babilonese non è noto, tuttavia, dato che pare sia morto a circa 100 anni, sarebbe possibile datare l’anno della nascita al periodo compreso tra l’80 e il 60 avanti Cristo. Ciò che è noto è che gli anni della sua grande notorietà risulterebbero quelli compresi tra il 20 avanti Cristo e il 20 dopo Cristo, ovvero il periodo di 40 anni nel corso del quale gli studiosi Rabbinici dei nostri giorni affermano che egli sia stato l’effettivo Nasci (Presidente del Sinedrio), negando quindi che la carica più elevata in quella fase fosse detenuta dagli Alti Sacerdoti.

3. Sebbene quest’ultimo costituisca un assoluto falso storico, è tuttavia assai probabile che in questa fase Hillel il Babilonese sia stato considerato come un patriarca spirituale e un esperto della Legge Ebraica, e che possa effettivamente essere stato considerato come un leader più “realistico”, per molti versi, di quanto avessero potuto esserlo gli stessi Alti Sacerdoti.

4. Tuttavia, dal punto di vista dei dati ufficiali, non risulterebbe alcun fondamento per le pretese di Hillel, e neppure per quelle dei suoi successori, che si sostiene abbiano ricoperto funzioni e cariche più importanti di quelle degli Alti Sacerdoti stessi, cariche che, dai tempi di Erode sino a quelli della distruzione di Gerusalemme, furono prerogativa dei Sadducei, e in particolare di un’unica famiglia in questo ambito specifico, il Casato di Ananus.

5. Essendo nativo di Babilonia, e rappresentando una figura di primissimo livello in riferimento all’interpretazione delle scritture Ebraiche, Hillel condivide alcuni degli elementi che caratterizzarono l’opera di Geremia, 600 anni prima, e di Neemia (Nehemiah), 400 anni prima.

6. Dato che a questi ultimi due grandi profeti furono affidate delle vere e proprie missioni da parte dei Persiani, è possibile che a Hillel stesso possano essere state fornite una serie di ulteriori missioni ad opera dei sacerdoti, noti come Magi, dell’entourage che oggi conosciamo come Zoroastrismo.

7. In ogni caso, Hillel si dedicò alla creazione di una scuola destinata ad affermarsi con decisione nell’ambito degli studi Ebraici, la prima vera e propria “università del Giudaismo”. A partire dal 10 dopo Cristo circa in avanti, numerosi dei figli delle più ricche famiglie Sadducee provenienti da tutto l’Impero Romano furono inviati presso la Scuola di Hillel affinchè potessero imparare le scritture Ebraiche, ed inoltre la lingua e la storia Ebraica.

8. Nella stessa fase in cui si affermò Hillel il Babilonese, ad emergere fu un’altra figura nell’ambito dei Farisei, si trattava di Shammai (50 avanti Cristo/30 dopo Cristo.

9. Alla pari della Casa (Casato) di Hillel, Shammai rappresentò un’altra figura di enorme rilevanza storica, che contribuì alla realizzazione dell’opera di riferimento principale nell’ambito della letteratura rabbinica, la Mishnah.

10. Shammai rappresentò il più eminente tra i contemporanei e diretti competitori di Hillel, nell’ambito dell’interpretazione delle scritture di stampo Farisaico, e nel reclutamento di allievi, tanto da essere menzionato come un maestro pari allo stesso Hillel.

11. La scuola di pensiero di Shammai divenne successivamente nota come la Casa (Casato) di Shammai (in Ebraico: Beit Shammai), mentre quella di Hillel fu indicata come la Casa (Casato) di Hillel (Beit Hillel).

12. Addirittura gli stessi figli della Casa (Casato) di Ananus, ovvero i membri della Casa (Casato) che regnavano in qualità di Alti Sacerdoti degli Ebrei in quella fase storica, e che provenivano originariamente dalla Siria, frequentavano le scuole di Hillel o di Shammai.

13. Tuttavia, fu sotto la guida del nipote di Hillel da Babilonia, Gamaliel il Vecchio, o Rabbi Gamaliel I, a partire dal periodo compreso tra il 10 e il 15 dopo Cristo, fino alla sua morte, avvenuta nel 63 dopo Cristo, che la scuola di Hillel si trasformò nel centro più noto tra le grandi scuole Ebraiche della storia antica, imponendosi definitivamente su quella di Shammai.

14. Gamaliel il Vecchio rappresenta storicamente il primo Fariseo a cui sia stato attribuito il titolo ufficiale di Rabbino, un elemento che contraddice buona parte delle affermazioni degli odierni studiosi Rabbinici, i quali sostengono che quello fosse un titolo con il quale erano stati indicati numerosissimi e santi personaggi nel corso della storia Ebraica.

15. E fu appunto Gamaliel il Vecchio a rappresentare il più importante interprete spirituale della Legge Ebraica nel corso del processo tenuto nel Sinedrio nei confronti di Gesù, prima che la giurisdizione del caso relativo a quest’ultimo passasse ai Romani, in relazione al fatto che lo stesso padre di Gesù fosse uno dei rappresentanti di maggiore rilievo tra i Sadducei ed inoltre un cittadino Romano.

16. Gamaliel il Vecchio rappresenta inoltre una figura biblica chiave trattandosi del mentore di due tra i più importanti fondatori del Cristianeismo, ovvero Josephus ben Matthias, altrimenti noto come San Luca – figlio di un Ato Sacerdote, ed inoltre nipote di Ananus il Vecchio – e dello stesso Paolo di Tarso.

17. Non ci sono dubbi sul fatto che Gamaliel il Vecchio e suo figlio Simone (Shimon) ben Gamaliel giocarono un ruolo essenziale nel guidare e nel consigliare tanto Josephus (San Luca) quanto Paolo di Tarso, nella fase in cui questi ultimi furono impegnati nella messa a punto dell’architettura teologica del Cristianesimo, lo strumento che avevano intenzione di utilizzare contro i Nazareni.

18. I testi Gnostici e la predicazione di Gesù rappresentavano il singolo e più grande nemico degli insegnamenti di cui erano portatori i Farisei. Affermazioni quali quelle che vedevano nel Talmud Babilonese semplicemente un falso creato in origine da Geremia e da Baruch, ulteriormente perfezionato 200 anni dopo da Ezra e da Neemia (Nehemiah), risultava un affronto che non poteva rimanere senza risposta.

19. A repentaglio c’era il futuro del Giudaismo così come era stato attentamente costruito dai Persiani ed in particolare dai Magi dello Zoroastrismo.

20. Tuttavia, l’ulteriore affermazione di Gesù in base alla quale egli si dichiarava a tutti gli effetti il Figlio di Dio, e di conseguenza il vero Faraone d’Egitto, finì semplicemente con l’aumentare la pressione nei suoi confronti. Anche perchè Gesù avrebbe rischiato davvero di trasformarsi un giorno nel principe ereditario in esilio e nell’erede al trono, nel caso l’antico Regno di Israele fosse destinato ad essere nuovamente restaurato.

21. Inoltre, in seguito al matrimonio di suo padre con una delle discendenti (figlie) di Aronne, Gesù rappresentava inoltre l’erede a tutti gli effetti anche in riferimento alla carica di Alto Sacerdote.

22. Per cui, Gamaliel il Vecchio, i suoi figli, così come Paolo di Tarso, e il suo allievo prediletto Josephus ben Matthias (San Luca) risultavano nel loro complesso impegnati ad elaborare piani non soltanto orientati a liberarsi in toto della Casa (Casato) di Giuseppe e dei Nazareni stessi, ma della stessa loro religione che mirava a rendere nota l’effettiva verità a proposito dell’origine del Giudaismo.

23. Un ulteriore indizio sul ruolo particolarmente attivo di Gamaliel il Vecchio nell’omicidio di Giacomo il Giusto, cittadino Romano e inoltre fratello di sangue di Gesù, è l’omicidio di cui lo stesso Gamaliel fu vittima pochi mesi più tardi, presumibilmente ad opera dei Sicari (Iscarioti), i guerrieri Zeloti fedeli ai Nazareni.

(fonte: Key Founders of Rabbinical Judaism Chapter 2 – Traduzione: Heimskringla)

Parte 3

1. Successivamente all’assassinio di Gamaliel il Vecchio ed alla crescente violenza nei confronti dei Farisei, dei Sadducei e dei Cristiani, immediatamente dopo l’omicidio di Giacomo il Giusto, la Scuola di Hillel chiuse i battenti, e gli scribi più importanti, così come i membri delle famiglie di primissimo rilievo decisero di rifugiarsi in località più sicure.

2. A partire dal 66 dopo Cristo, coloro i quali appoggiavano i Nazareni, sotto il comando di una serie di figure chiave tra i Zeloti, quali Simon Pietro, erano riusciti ad impossessarsi ed a controllare Gerusalemme. In questa fase, i Farisei, così come i Sadducei, avrebbero rischiato di rimanere semplicemente una nota a piè di pagina della storia, se non fosse stato per il ritorno sulle scene di un brillante studioso dalle ingegnose qualità politiche.

3. Josephus bar Matthias, altrimenti noto come Giuseppe Flavio (Flavius Josephus) e come San Luca, aveva fatto ritorno a Roma a partire dal 67 dopo Cristo, dopo aver salvato suo padre, i suoi zii e i suoi cugini, tre anni prima, dalla decapitazione (che era la pena prevista dal diritto Romano nel caso ci si macchiasse di crimini capitali), e lo aveva fatto in compagnia di Vespasiano (n. 9 – m. 79 dopo Cristo) e di Tito Flavio Vespasiano (Tito) (n. 39 – m. 81 dopo Cristo).

4. Ciò che pochi ricordano, anche tra gli studiosi, a proposito delle rivolte nella Giudea, è che queste ultime non solo potevano potenzialmente istigare altri popoli a sollevarsi nel resto dell’Impero Romano, ma rischiavano inoltre di compromettere le principali rotte via terra legate al commercio delle granaglie dall’Egitto.

5. Era solo per la sua posizione unica dal punto di vista strategico in relazione ai traffici via terra che i Romani si erano impegnati a conquistare quella regione nel 63 avanti Cristo. E’ appunto per quest’ultima ragione che i Romani intervennero in forze e senza risparmiare truppe e risorse per reprimere immediatamente le sommosse e far sì che la regione fosse prontamente riportata alla stabilità, permettendo la ripresa dei traffici via terra e delle forniture di beni alimentari.

6. Essendosi già dimostrato un oratore dalle eccelse qualità, che tra l’altro lo avevano salvato dal patibolo, Josephus (San Luca) fu prontamente inviato in missione per tentare di negoziare un accordo di pace con Simon Pietro (anche noto come Simon Magus) e con gli altri comandanti degli Zeloti, tutti apostoli di Gesù il Nazareno.

7. Tuttavia, nè Simon Pietro, nè gli altri apostoli si sarebbero mai fidati di uno dei fondatori del Cristianesimo, di uno dei membri della famiglia di Alti Sacerdoti che aveva fatto crocifiggere Gesù assicurandosi successivamente la sua effettiva morte, oltre a quella di suo fratello, a quella di sua madre (Maria), a quella delle sue sorelle e a quella di dozzine di altri membi di primo piano nell’ambito dell’entourage Nazareno.

8. Tuttavia, pur non essendo stato in grado di far sì che gli apostoli si decidessero a cedere su Gerusalemme, egli riuscì tuttavia a mettere in salvo la famiglia del suo vecchio Tutore, e nel corso di quest’ultimo processo garantì, in maniera piuttosto singolare, la possibilità di perdurare alla stessa tradizione Farisaica del Giudaismo.

9. Anche perchè Josephus fece sì che fosse fornita la possibilità di abbandonare la città proprio al suo vecchio maestro,a Johanan (Giovanni) ben Zakkai (Zaccaria), altrimenti noto come Giovanni il Battista, e ad un gruppo di ex-scribi dei Farisei, che ebbero la possibilità di spostarsi all’esterno della città di Gerusalemme.

10. Alcuni Cristiani riterranno una simile questione ai limiti dell’impossibilità, dato che nei testi rivisti e corretti ad opera dello stesso Josephus (San Luca), incluso il Vangelo secondo Marco, Giovanni il Battista si dice sia stato decapitato da Erode, anche perchè Erode aveva dato la sua parola, e lui quella parola era solito mantenerla.

11. In un senso assai specifico, quest’ultimo episodio ha sempre suscitato ironie da parte dei più istruiti studiosi Ebraici, senza che vi fosse la necessità di doversi affannare a comprendere complessi anagrammi. Anche perchè, chiunque creda ciecamente che uno dei figli di Erode possa essersi dimostrato una persona fedele ai propri principi, indipendentemente da quanto riesca a razionalizzare per suo conto la questione, non ha evidentemente alcuna idea della storia effettiva di quella regione.

12. In effetti, Josephus (San Luca) fornisce ampia prova, nei suoi testi storici, del fatto che dei membri della famiglia di Erode non ci si potesse fidare neppure nel caso di una promessa che essi avessero fatto a sè stessi, figuriamoci parlare di quelle fatte a beneficio delle proprie mogli, dei propri figli, o di estranei. Di conseguenza, il resoconto in base al quale, in qualche maniera, Erode Antipa si fosse sentito in dovere, per tutelare il proprio onore, di procedere all’esecuzione di Giovanni il Battista, implica chiaramente che quest’ultimo costituisca un resoconto fasullo agevolmente riconoscibile da chiunque abbia letto Josephus.

13. In ogni caso, numerosi studiosi Cristiani tendono a restare stupefatti rispetto all’ipotesi che Giovanni il Battista sia stato a tutti gli effetti il fondatore dell’odierno Giudaismo Rabbinico.

14. Ciò che è noto, tuttavia, è che, grazie all’operato di Josephus, a questo ristretto gruppo composto da Esseni di Qumran e da membri della scuola Farisaica di Hillel fu concesso il permesso di creare una nuova scuola che si adoperasse per la diffusione della legge Ebraica a Yamnia (Yavne/Jabneh), poco prima della fine dell’assedio di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo.

15. Ciò che aggiunge credibilità al fatto che Johanan ben Zechariah fosse certamente un membro degli Esseni, sono le evidenti trasformazioni che la sua influenza determinò nella condotta dei Farisei.

16. Per la prima volta nella storia Ebraica, egli riuscì a far bandire con successo la pratica del sacrificio animale – che era stato uno dei principali obiettivi degli Esseni per oltre 1.000 anni. In secondo luogo, egli enfatizzò l’importanza dell’insegnamento orale, anche con riferimento alla preghiera, affinchè si andasse oltre la semplice memorizzazione letterale delle scritture Ebraiche.

17. Esiste inoltre un’ulteriore indicazione delle radici Essene che finalmente riuscirono a convergere con quelle dei Farisei, dato che, quando la tradizione orale fu allora fissata ad opera di Johanan (Giovanni) ben Zechariah (ovvero Giovanni il Battista), egli fornì, tramite quest’ultima, al Giudaismo Rabbinico, una più ampia possibilità di interpretazione della storia e del misticismo Ebraico rispetto ai testi letteralmente intesi che costituivano la Tanakh.

18. Non solo Johanan ben Zechariah introdusse una vasta serie di misure ispirate ad un atteggiamento effettivamente pio e ispirato alla virtù nella nuova religione rappresentata dal Giudaismo Rabbinico, egli istituì addirittura un nuovo consiglio (Sinedrio) che fu denominato, come è ben noto, Concilio di Yavne (70-90 dopo Cristo), che contribuì alla creazione di una serie di principi di riferimento essenziali grazie ai quali ebbe origine l’odierno Giudaismo.

19. Eppure, molti ancora evitano di riconoscere il fatto che si trattasse di Giovanni il Battista, sostenendo invece che quel personaggio fosse un “altro” Johanan ben Zechariah.

20. Ciò che sorprende, e che inoltre rappresenta un ulteriore elemento di prova in questo senso, è che Josephus (San Luca) si sia espressamente riferito a Johanan ben Zechariah come all’uomo che salvò il Giudaismo.

21. Probabilmente, tale atteggiamento ha radici nel suo passato, quello trascorso da giovinetto con Giovanni il Battista nel deserto, fase in cui ebbe la possibilità di apprendere la sapienza degli Esseni.

22. Probabilmente, dopo tutto il male da egli stesso introdotto nel corso della creazione originaria del Cristianesimo, a cui si aggiunsero le devastazioni e le stragi che aveva contribuito a determinare nel processo che lo vide tra i protagonisti della sparizione dell’originario messaggio di Gesù e dei Nazareni dalla storia, Josephus (San Luca) desiderava probabilmente vedere quantomeno la fine dell’abominevole tradizione del Giudaismo di matrice Sadducea.

23. Quali che siano state le sue più profonde motivazioni, egli contribuì a creare una religione di grande impatto, perfezionata e resa pura rispetto agli elementi peggiori del suo passato, rispettosa di Dio e che poneva in primo piano l’istruzione e la famiglia – il Giudaismo Rabbinico.

(fonte: Key Founders of Rabbinical Judaism Chapter 3 – Traduzione: Heimskringla)

Parte 4

1. Qualche tempo dopo la fine dell’assedio e successivamente alla distruzione del Tempio nel 70 dopo Cristo, il nipote di Gamaliel il Vecchio, Gamaliel di Yavne (anche noto come Gamaliel II) giunse infine a Yavne.

2. Alla morte del grande Johanan (Giovanni) ben Zechariah (Giovanni il Battista), intorno all’80 dopo Cristo, Gamaliel di Yavne prese il suo posto quale capo carismatico, continuando la grande tradizione della lingua di sangue della sua famiglia, quella del grande Hillel il Babilonese.

3. Sebbene Johanan (Giovanni) ben Zechariah (Giovanni il Battista) sia stato il punto di riferimento, in ambito spirituale, per la progressiva fusione tra i valori degli Esseni e la devozione e la disciplina tipica dei Farisei, fu Gamaliel a proteggere e preservare quest’ultimo bastione della sapienza dalla distruzione.

4. Una delle prove più difficili che Gamaliel dovette affrontare nel corso della sua vita, fu l’oculato bilanciamento tra la distanza da mantenere rispetto ai fondatori del Cristianesimo, e quella da mantenere con gli Zeloti della fazione Nazarena, ed inoltre con i seguaci del messaggio originario di Giovanni il Battista, oltre che con le altre sette che in quella fase avevano avuto origine.

5. E’ importante ricordare, a tale proposito, che a partire dal 65 dopo Cristo, era passibile di pena di morte chiunque nell’ambito dell’Impero Romano si dichiarasse Cristiano.

6. Uno dei suoi (di Gamaliel II) viaggi più noti fu quello che lo condusse a Roma con i rappresentanti più importanti della propria scuola per garantirsi il supporto dell’Imperatore Romano Domiziano.

7. Gamaliel di Yavne riuscì a porre fine alla divisione tra le interpretazioni che a quel tempo rivaleggiavano tra le correnti Ebraiche e fissò un unico ed effettivo approccio per l’interpretazione del Giudaismo Rabbinico.

8. Da quel punto in avanti, il resto è storia.

(fonte: Key Founders of Rabbinical Judaism Chapter 4 – Traduzione: Heimskringla)

Continua con: Capitolo 1. I Farisei

 

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