Capitolo 3 – Il Talmud Babilonese

IL TALMUD BABILONESE


1. Quando si parla dell’origine spirituale dei Farisei, al loro retaggio solitamente si fa riferimento citando il Talmud Babilonese, ed inoltre i primissimi resoconti relativi ad Abramo e ad Aronne nel corso del grande esodo dall’Egitto, e delle loro differenti interpretazioni riguardanti la volontà di Dio.

2. Oltre a tali elementi, si fa riferimento a specifiche affermazioni riguardanti l’origine dei Farisei, principalmente facendo riferimento all’ambizione “separatista” manifestatasi all’indomani della distruzione del Primo Tempio intorno al 586 avanti Cristo ad opera dei Babilonesi.

3. L’enfasi a cui si ricorre descrivendo l’Impero Persiano è quella associata ad una struttura di potere caratterizzata da crudeltà, idolatria e progressiva riduzione in schiavitù degli Ebrei.

4. E’ la riduzione in schiavitù del popolo Ebraico, del “Popolo Eletto”, che viene perennemente enfatizzata, ovvero il fatto che in qualche maniera agli Ebrei fossero state un tempo promesse da Dio le terre del Golfo del Levante, a vantaggio dei discendenti di Abramo, ma che da allora in avanti il popolo Ebraico fosse stato regolarmente separato e disperso, messo in catene e perseguitato.

5. I moderni studiosi Ebraici, ancora ai nostri giorni, ritengono che l’origine del termine “Ebraico” derivi dal termine Egizio con cui veniva indicato uno “schiavo”.

6. Ciò si verifica nonostante il fatto che la storia Egizia mai faccia riferimento agli Ebrei in un simile contesto. Eppure, allo stesso tempo, ci sono centinaia di fonti storiche, e un’infinità di prove evidenti relative ad una razza, nota come “Hibiru”, che fu a propria volta il gruppo dal quale i Faraoni Egiziani Hyksos discesero.

7. Perché ignorare quelle connessioni tanto ovvie tra il termine Ebraico e il gruppo noto come “Hibiru”, che a quanto pare proveniva esattamente dal Golfo del Levante, lo stesso luogo in pare che gli Ebrei avessero avuto origine?

8. In nessuna maniera sarà mai riferito apertamente che il Talmud, per come lo conosciamo in qualità di Talmud Babilonese, che fu creato intorno al 430 avanti Cristo, non esistesse affatto in quella fase storica. Tuttavia, i discendenti spirituali dei Farisei e i Farisei stessi, 2000 anni fa, consideravano, e considerano ancora oggi, i Libri di Mosè come le più antiche sacre scritture del Giudaismo, datate a ben prima della conquista ad opera dei Babilonesi.

9. Né sarebbe evidente, per chiunque si impegni a studiare un resoconto storico in tale maniera articolato, ed impegnato ad illustrare le decisive affinità religiose tra i Babilonesi del 586 avanti Cristo e i Persiani del 530 avanti Cristo, che ambedue tali gruppi praticassero in effetti la medesima religione – lo Zoroastrismo.

10. In altre parole, lo stesso popolo che aveva distrutto il tempio nel 586 avanti Cristo, fu quello che ne costruì uno nuovo 50 anni più tardi.

11. Questo estremamente attento e “selettivo” utilizzo di etichette e di definizioni è comprensibile in quanto tale soltanto quando davvero ci si pone la ‘domanda delle domande’: perché il Tempio di Salomone fu distrutto nel 586 avanti Cristo?

12. Si tratta di una questione che in teoria non avrebbe alcun senso, dato che lo stesso popolo che ne fu autore, si impegnò poi a ricostruirlo 50 anni più tardi, a meno che il Giudaismo di Salomone fosse assai differente dal Giudaismo di Zerubbabel del 530 dopo Cristo.

13. Queste ultime sono naturalmente informazioni che tanto gli studiosi Cristiani della Bibbia, tanto gli Studiosi Rabbinici, non desiderano affatto che voi comprendiate. La ragione sta nel fatto che hanno trascorso secoli a tentare di nascondere la terribile verità storica relativa al fatto che prima dell’influenza Persiana e Babilonese, associabile allo Zoroastrismo, la religione degli Ebrei si basasse sull’adorazione di demoni, sul sacrificio di bambini, e su riti orgiastici e cannibalismo.

14. In effetti, alcune delle prove più rilevanti sono cripticamente occultate in tutta la Bibbia.

15. Prove provenienti dalla Bibbia Ebraica. Il profeta Geremia del VI secolo avanti Cristo accusò i Giudaiti (Judahites) sincretisti di aver costruito un “alto luogo del Tophet” (“high place of Tophet”) nella Valle di Ben-Hinnom all’esterno di Gerusalemme (Geremia 7:30-32), in cui “bruciavano (sharaf) i propri figlie e le propri figlie nel fuoco (b’esh)”.

16. Quest’ultima non è chiaramente una descrizione di figlie e figlie “che passano attraverso il fuoco” in una sorta di rito di passaggio dal quale emergono purificati e non inceneriti. Questi bambini, tanto maschi che femmine, “bruciano… nel fuoco”, ovverosia vengono cremati, in base a quanto dichiarato da Geremia. Questa non è la testimonianza di uno straniero che accusa i Giudaiti (Judahites) di pratiche malvagie, sono accuse che provengono da uno del loro popolo.

17. Il termine “Tophet” può essere tradotto come “luogo in cui si brucia” o “oggetto utilizzato per arrostire/bruciare”. Il testo Ebraico non specifica se le vittime Giudaite (Judahites) fossero seppellite, semplicemente bruciate, sebbene “il luogo in cui si brucia” fosse probabilmente prossimo al luogo in cui avveniva la sepoltura.

18. Il suolo, nel caso del Tophet di Cartagine, fu trovato pieno di carbone derivato da legno di ulivo, e senza dubbio veniva utilizzato per le pire sacrificali.

19. Le ossa bruciate ritrovate nelle giare provenienti dal Tophet di Cartagine forniscono prove evidenti relative alla pratica Fenicia del sacrificio dei bambini. Le ossa animali, principalmente pecore e capre, ritrovate all’interno delle urne del Tophet, paiono suggerire con decisione che quello non fosse affatto il luogo di sepoltura di bambini nati prematuramente.

20. Gli animali venivano sacrificati alle divinità, presumibilmente al posto dei bambini. E’ assai improbabile che bambini sufficientemente sfortunati da non avere sostituti potessero evitare di essere sacrificati e successivamente seppelliti nel Tophet.

21. Inoltre, i ritrovamenti ossei rivelano che la maggior parte delle vittime fosse costituita da bambini di due o tre mesi, anche se alcuni arrivavano fino a 5 mesi.

22. Fino ad ora, nessuno scheletro è stato ritrovato con segni di condizioni patologiche tali da poterne causare la morte. Si trattava di bambini in perfette condizioni di salute deliberatamente uccisi nell’ambito di sacrifici simili a quelli descritti nei testi sacri e biblici.

23. Il sesso delle vittime non è ancora chiaro. Non sappiamo con certezza se si trattasse esclusivamente di maschi, come alcuni hanno affermato, o tanto di maschi quanto di femmine.

24. Alcuni testi biblici suggeriscono che i primogeniti maschi fossero scelti quale offerta sacrificale ideale in onore delle divinità.

25. Ad esempio, nel corso di uno scontro militare tra i Moabiti e gli Israeliti, il Re di Moab “prese a parte il proprio figlio primogenito, che era destinato a succedergli, e lo offrì in sacrificio tramite il fuoco (olocausto)”. Dopo aver assistito a tale sacrificio, gli Israeliti desistettero e “tornarono nella propria terra” (2 del Libro dei Re 3:27).

26. Il profeta Micah classifica il sacrificio del primogenito maschio come la più elevata forma di offerta che un essere umano può fornire a un dio, ancora migliore di “agnelli di un anno di età”, “di arieti”, o di “fiumi di olio di oliva” (Micah 6:6-7).

27. Altri testi, tuttavia, specificano che tanto “i figli maschi, quanto le figlie femmine” venissero sacrificate nel Tophet (Geremia 7:31 e 2 Re 23:10).

28. Ora, esiste un’incredibile correlazione tra Cartagine, la Siria e gli Israeliti grazie ai “misteriosi” Fenici provenienti da Ugarit e da altre città. Non sono soltanto connessi storicamente, ma i Fenici stessi rappresentano una sorta etichetta “mascherante” per descrivere le effettive origini culturali degli Israeliti.

29. I Fenici erano adoratori di una variante modificata della classica Dea Madre dell’Asia che loro definivano, tra le sue numerose denominazioni, Astarte. Adoravano inoltre una divinità il cui nome era Dagon o Dagan, anche noto come “dio pesce”.

30. I sacerdoti di Dagon, in particolare, erano notissimi e famosi nel mondo antico per il fatto di indossare un copricapo simile alla bocca aperta di un pesce. Oggi, noi definiamo tale copricapo Mitra (Papale), un simbolo specifico legato al culto di Dagon, il Dio della fertilità.

31. Naturalmente, tanto gli studiosi Cristiani, quanto gli studiosi Ebraici, rigettano con decisione che culture quali i Fenici, i Cartaginesi, avessero mai condotto tali orrende pratiche rituali.

32. Tendono a negare recisamente le ormai irrefutabili prove archeologiche e cercano invece di intorbidire le acque della storia ad ogni costo.

33. E gli studiosi Ebraici si dimostrano inoltre fanatici nel negare anche la minima connessione tra gli Israeliti e i Fenici.

34. E’ una questione che si ricollega inoltre al rigetto deciso della connessione tra gli “Hibiru” e gli “Ebrei”, anche perché si tratta della stessa ed identica connessione con i Fenici stessi. Riconoscere tale ovvia connessione, e le origini del termine “Ebraico”, significa cominciare a raccontare una storia che è preferibile che rimanga nascosta.

35. In riferimento alla storia degli Ebrei prima dell’invasione dei Babilonesi, tanto gli studiosi Ebrei che quelli Cristiani, sottolineano enfaticamente che tutte le fonti a cui si può fare riferimento all’interno della Bibbia non dovrebbero essere prese alla lettera, ma in termini simbolici, nonostante il fatto che tanto gli Ebrei quanto i Cristiani si affannino costantemente nel sostenere che la Bibbia rappresenti la parola di Dio.

36. Che cosa ha che fare tutto questo, tuttavia, con i Farisei?

37. Semplicemente il fatto che, se si sostiene che i Farisei siano stati la prima e la più antica delle fazioni religiose Ebraiche, a quel punto tutte queste disquisizioni riguardanti il Satanismo e la malvagia adorazione di idoli e i sacrifici di sangue potrebbero essere spiegati semplicemente quali storie fasulle e miti relativi al popolo Ebraico – ma se i Farisei rappresentassero invece la più recente delle principali sette Ebraiche, a quel punto farebbe il proprio ingresso nell’equazione l’effettiva datazione delle storie contenute nella Bibbia e le effettive motivazioni alla base della realizzazione della Bibbia stessa.

(fonte: The Babylonian Talmud – Traduzione: Heimskringla)

… continua con il Capitolo 4…

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